Giorno della Memoria, Reggio Emilia ricorda le vittime della Shoah
La giornata è iniziata con la deposizione di una corona di alloro davanti alla sinagoga, in via dell'Aquila. Nei locali della Prefettura è poi avvenuta la consegna della medaglia d'onore a 14 reggiani deportati nei lager. Nella maggior parte dei casi si è trattato di un riconoscimento post mortem, ricevuto dai familiari
REGGIO EMILIA. Uniti nel ricordo del dolore e dell’annientamento più grande. Reggio Emilia si è ritrovata ancora una volta per celebrare il giorno della memoria, la giornata internazionale dedicata all’Olocausto, l’uccisione pianificata di sei milioni di persone di origine ebraica da parte del regime nazista durante la seconda guerra mondiale.
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Uno sterminio che ha coinvolto tutta l’Europa, anche l’Italia, anche Reggio Emilia, dove vi furono vittime ma vi furono anche carnefici, italiani fascisti che collaborarono attivamente alla cattura e alla deportazione degli ebrei locali. Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa entrarono nel complesso di Auschwitz-Birkenau abbandonato dai nazisti. Quel campo di sterminio diventato il più celebre e cupo simbolo della Shoah.
La cerimonia ufficiale si è svolta nel luogo simbolo dell’ebraismo reggiano, la sinagoga di via dell’Aquila, nel cuore di quello che un tempo era il ghetto, rinchiuso fra via Emilia Santo Stefano e quello che ora è l’isolato San Rocco.
A causa del Covid, quest'anno hanno partecipato solo le autorità: il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi; il presidente della Provincia, Gorgio Zanni; il prefetto della città Iolanda Rolli; il rabbino Beniamino Goldstein che ha letto un salmo. Presenti anche il prorettore di Unimore Giovanni Verzellesi e il presidente della Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia Tiziana Ferrari.
La sinagoga è stata abbandonata nel dopoguerra dopo il saccheggio e la fine di una comunità ebraica autonoma, oggi dipende da Modena ed è sempre più spesso usata per iniziative culturali, curate principalmente da Istoreco.
Dopo la deposizione della corona, la giornata è proseguita nella sala conferenze della Prefettura con la consegna delle Medaglie d’Onore conferite, con decreto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a quattordici cittadini della provincia di Reggio Emilia deportati nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale. La maggior parte degli uomini a cui è stato porto il tributo sono già scomparsi, l’onorificenza dunque è stata assegnata post mortem ai familiari.
Gli approfondimenti sono stati curati dagli studenti del liceo artistico cittadino Chierici che, collegati in videoconferenza, hanno partecipato con la lettura di brani sul tema della giornata, tratti dalle biografie degli insigniti, per offrire spunti di riflessione e di racconto intergenerazionali.
I premiati sono Cassio Lusetti, classe 1917; Mario Secchi, classe 1906; Giovanni Battista Villani, classe 1914; Guerrino e Imerio Piccinini, rispettivamente del 1915 e del 1921; Antonio Schiavon del 1924; Pietro Santi del 1920; Ivo Gualandri del 1923; Pietro Paolo Baroni, classe 1920; Aldo Borghi del 1911; Anselmo Riatti del 1922; Paolino Linio Casoni del 1921; Tullio Giovanelli del 1916 e Gino Grappi, classe 1913.
Le premiazioni della prefettura di Reggio, incaricata dal Governo e dalla Presidenza della Repubblica, negli ultimi anni hanno permesso di omaggiare decine e decine di persone che hanno trascorso lunghi periodi di prigionia senza alcuna colpa, se non quella di essersi trovate nel posto sbagliato nel momento sbagliato, o perché arruolate nell’esercito italiano in zone dove si trovavano anche le truppe tedesche (diventate nemiche dopo l’8 settembre 1943) o semplicemente perché residenti in paesi scelti per rappresaglie e rastrellamenti, che spesso avevano lo scopo di trovare schiavi, nessun’altra parola è più centrata, per le fabbriche tedesche.
Altre medaglie, al valor militare, sono poi state assegnate a partigiani e partigiane, riconosciuti come combattenti durante la guerra.
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