Kobe e Gianna reggiani per sempre E la nuova piazza porta il loro nome
Ieri la cerimonia d’intitolazione davanti al PalaBigi nell’anniversario della tragedia costata la vita al campione e alla figlia
Nicolò Valli
REGGIO EMILIA. “Largo Kobe e Gianna Bryant”. La nuova area che separa la circonvallazione dal PalaBigi da ieri ha un nome proprio: Reggio intitola una piazza all’indimenticato campione e alla figlia, morti tragicamente il 26 gennaio 2020, ed entra nella storia come prima città al mondo a rendere un simile omaggio al fuoriclasse della palla a spicchi. Nell’anniversario della morte, la cerimonia è fissata per mezzogiorno ma già mezz’ora prima via Guasco è un pullulare di gente: gli addetti ai lavori non reggiani cominciano a prendere posto, approfittandone per ammirare da fuori il vecchio palasport reggiano. I curiosi non informati si chiedono le ragioni di tale assembramento, parola che stona con il periodo storico ma che ben rappresenta quanto sia forte il desiderio di partecipare e prendere parte a un momento così sentito.
Minuto dopo minuto, mentre un sole quasi primaverile riscalda i presenti, arrivano tutti gli invitati: oltre al sindaco, agli esponenti di Pallacanestro Reggiana, all’assessore allo Sport Raffaella Curioni e al presidente della Fondazione Mauro Rozzi, non mancano volti noti come Giorgio Cimurri e Leo Melli, così come gli amici reggiani di Kobe capitanati da Davide Giudici. Tra le giacche e i cappotti scuri spuntano canotte gialloviola e qualche cappellino dei Lakers: li indossano qualche bambino e tifosi che hanno voluto dire: »Io ci sono, per Reggio e per la famiglia Bryant».
“Largo Kobe e Gianna Bryant. Reggiani per sempre”, è la scritta sulla targa, seguita da numeri che altro non sono se non gli anni di nascita e di morte del cestista che ha reso i propri sogni realtà, e della figlia che sognava di ricalcare le stesse orme ma che un destino tragico le ha negato. Poco dopo ci si sposta di qualche passo per l’inaugurazione della mostra a cielo aperto voluta dalla Fondazione per lo Sport in collaborazione con “Scuola di Tifo”: quattro fotografie nella stessa piazza ricordano tappe significative dell’esperienza reggiana di Kobe. Grazie a QR Code presenti sulle stesse gigantografie, spiega il consigliere della Fondazione Emanuele Maccaferri, sarà possibile ascoltare tramite podcast racconti di ex compagni, allenatori e attori che hanno prestato le proprie voci all’iniziativa.
Entusiasti per essere parte attiva dell’evento, i bambini dell’asilo nido Otello Sarzi, struttura antistante la piazza: le insegnanti hanno addobbato la porta d’ingresso della scuola con strisce giallo e viola, riempiendo il corridoio esterno con messaggi sui valori dello sport. Come ricompensa, il sindaco Vecchi ha donato loro una palla da basket.
Studenti usciti da scuola con lo zaino sulle spalle si fermano a osservare: forse non ricordano il campione in campo, visto che si è ritirato nel 2016, ma la grandezza del personaggio è talmente universale che è impossibile fare finta di niente.
«Che carino che era», afferma sorridendo una ragazza osservando le immagini del “Mamba”. La piazza lentamente si svuota, ma tornando all’auto un particolare balza agli occhi: un negozio nella stessa via Guasco ha esposto in vetrina la maglia numero 8 dei Lakers, quella poi ritirata dal club insieme alla “24”, l’altro numero simbolo di Kobe. Un modo per manifestare tutto il proprio affetto e la passione per l’uomo e per l’atleta.
Pochi metri più in là, nei pressi della scuola San Vincenzo, un gruppo di bambini si rincorre e gioca: nessun pallone e nessuna partitella, gli attuali protocolli lo impediscono, ma proprio dove il “Mamba” frequentava le scuole elementari e dove tornò per l’ultima volta che mise piede in città, ora vi sono altri bambini che, forse, ambiscono un domani a diventare forti e bravi come era lui.
Bimbi che cresceranno e che magari tra qualche anno si daranno appuntamento in “Largo Bryant” per un’uscita serale piuttosto che dopo un allenamento, portando avanti così la memoria di un fuoriclasse che non si è mai dimenticato di Reggio, e che Reggio non si scorderà mai. —
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