Rito abbreviato respinto L’assassino della barista ora rischia l’ergastolo
Per il giudice De Luca pesano le aggravanti: premeditazione, crudeltà, futili motivi Sarà battaglia legale in Assise, per il perito l’imputato è seminfermo di mente
Tiziano Soresina
reggio emilia. Ora rischia l’ergastolo. Al culmine di due ore molto dibattute, ieri mattina il gup Dario De Luca ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dall’avvocatessa Pina Di Credico, difensore del marocchino 36enne Hicham Boukssid, che nell’agosto 2019 si è macchiato dell’uccisione a coltellate della barista cinese 25enne Hui “Stefania” Zhou per un amore malato e maturato solamente nella testa del nordafricano.
Un giudizio – con sconto di pena di un terzo – a cui si sono opposti sia il pm Marco Marano (titolare dell’inchiesta) sia gli avvocati di parte civile Giulio Cesare Bonazzi e Simona Magnani (tutelano padre, madre e fratello della vittima).
Il lungo botta e risposta che ha contrassegnato l’udienza preliminare, è stato seguito in videoconferenza dall’imputato che è in carcere a Reggio Emilia nella struttura annessa alla Pulce e conosciuta come articolazione di tutela della salute mentale (Atsm) in cui ha intrapreso un adeguato iter terapeutico.
Ma perché il rito abbreviato è stato respinto dal giudice De Luca?
Ha fatto la differenza la legge 12 aprile 2019 numero 33 che prevede l’inapplicabilità del giudizio abbreviato ai reati puniti con la pena dell'ergastolo.
E nel caso specifico Boukksid deve rispondere di omicidio aggravato dalla premeditazione, crudeltà e futili motivi: tre aggravanti che se confermate porterebbero alla condanna all’ergastolo.
Tesi sostenuta dal pubblico ministero e dalle parti civili, mentre il difensore, facendo leva sulla perizia psichiatrica che ha ritenuto il nordafricano seminfermo di mente, ritiene non applicabili le tre aggravanti.
Una forte contrapposizione chiusa dal gup De Luca con un “no” al rito abbreviato, rinviando a giudizio l’imputato che sarà processato in Corte d’assise a partire dal 7 giugno.
Il marocchino è anche accusato di porto abusivo d’arma (un coltello di 34 centimetri, di cui 19 centimetri di lama) e spaccio di hascisc (individuati cinque clienti di Boukssid, sulla base di contatti per lo più telefonici fra il 2015 e il 2019).
Da brivido la ricostruzione del delitto fatta dagli inquirenti: la sera dell’8 agosto 2019 il 35enne entra nel bar “Moulin Rouge” con il coltello che ha con sè ma ben nascosto, poi raggiunge la barista dietro la cassa e senza dire una parola sfodera l’arma e sferra un primo fendente alla ragazza che cade a terra.
A quel punto lui si pone sopra la giovane e urlando frasi vendicative la colpisce ripetutamente, mentre lei – pienamente cosciente – lo supplica di non ucciderla. Ma la ferocia di Boukssid non si placa e sferra otto coltellate al petto di “Stefania”, con l’ultima al cuore che risulterà fatale. Due minuti di una brutalità inaudita.
La famiglia della vittima ha venduto il locale e si è trasferita a Padova.
La scorsa estate – nel primo anniversario del delitto che era avvenuto l’8 agosto 2019 – la zia e alcuni amici si sono recati sulla tomba della ragazza per un momento di raccoglimento, preceduto da una toccante cerimonia in chiesa a Rivalta. —
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