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LA CONFESSIONE 

Il racconto fatto da Spagnolo che “inchioda” tutta la banda

Am.P.

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REGGIO EMILIA. «Lunedì notte (tra il 21 e il 22 settembre 2020, ndr) ci troviamo in via Dalmazia: vado in monopattino perché non volevo usare la mia auto, non volevo litigare con mia moglie per questo». È la confessione resa da Salvatore Spagnolo che, dopo aver raccontato di svariati sopralluoghi per essere sicuri che nella villa non ci fosse nessuno, ha raccontato il colpo.

«Verso le 23 arrivo in via Dalmazia con il mio monopattino, lasciandolo in un cespuglio. Eravamo tutti presenti: io, Salvatore, Angelo e Francesco. Inizialmente dovevamo andare con una sola auto, poi hanno cambiato idea e siamo andati con due. Non avevamo armi».

Arrivati alla villa «io sono rimasto fuori dal cancello, avevo dei guanti in lattice e anche gli altri. Salvatore si infila dal lucernario e dopo pochissimo ha aperto la porta. Siamo entrati, ci siamo messi a frugare e andando al piano di sopra abbiamo notato due casseforti in una stanza tipo soffitta: erano pesanti, quindi ne abbiamo presa una, pensando che ci fosse qualcosa al suo interno. L’abbiamo trasportata servendoci di una sedia a rotelle trovata in casa. L’abbiamo caricata nell’Alfa Romeo e siamo andati via».

La cassaforte viene lasciata nel suo garage, mentre all’indomani i complici «si sono presentati a casa mia alle 8, mi hanno detto di non andare a lavorare perché dobbiamo aprire la cassaforte e dobbiamo essere tutti presenti. Ho inventato una scusa con il mio titolare, che si è arrabbiato».

Le telecamere confermano che alle 8 Aiello, insieme agli altri due, parcheggia davanti alla pizzeria Batticuore, vicino all’abitazione di Spagnolo. «Dopo aver aperto la cassaforte abbiamo avuto una videochiamata con Fedele: chiedevo cosa si doveva fare, non c’era ancora un accordo sul prezzo e Fedele voleva che le armi arrivassero giù a Cutro. Secondo me doveva rivenderle, non so a cosa gli servissero. Non è un tipo incensurato. Forse ha dei tatuaggi, ma non ricordo bene. Lui mi ha detto che sarebbe venuto a Reggio il prima possibile. Io sono andato a Sesso per vedermi con Salvatore e raccontargli della videochiamata con Fedele; in quel momento mi arriva la telefonata di mia moglie perché in casa c’erano i carabinieri».

Fine della storia per Spagnolo, che comunque ha dimostrato una certa reticenza: dal misterioso committente al quinto complice, fino al contenuto volatilizzato dell’altra cassaforte: «Di oro e gioielli non so nulla». —

Am.P.

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