Gazzetta di Reggio

Reggio

Le armi furono rubate su commissione

Ambra Prati

Quattro mesi dopo il colpo, i carabinieri arrestano tre complici del 29enne Salvatore Spagnolo, tutti originari di Cutro

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Un furto su commissione, per impadronirsi di un arsenale di armi “ordinate” e destinate a Cutro. Sono stati catturati i tre complici – un quarto manca all’appello – di Salvatore Spagnolo, l’operaio crotonese di 29 anni domiciliato a Reggio già finito in manette per il maxi colpo nella villa di un collezionista messo a segno a Montecchio il 22 settembre scorso. Ora per quel colpo i carabinieri hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Angelo Aiello, 26enne residente a Cadelbosco Sopra, Salvatore Ranieri, 23enne residente a Cutro (Crotone) e domiciliato in città e Francesco Migale, 20enne di Cutro.

Il primo è in carcere in virtù dei suoi precedenti (rapina e reati specifici in materia di armi), gli altri due ai domiciliari (Migale è stato raggiunto dall’Arma a Cutro): per tutti l’accusa è di furto in abitazione in concorso, aggravato dalla violenza sulle cose, oltre che detenzione illegale di armi e munizioni.

Non solo: nel colpo è sparito, oltre alla cassaforte con le armi, pure un secondo forziere contenente un lauto bottino di orologi e gioielli. Nella villa incustodita alla periferia di Montecchio, mentre il proprietario si trovava in un’altra regione, i malviventi erano entrati dal lucernario e avevano mirato dritto a un armadio blindato che custodiva la collezione di armi di un 65enne. Dall’analisi incrociata dei fotogrammi dei varchi stradali di videosorveglianza sono emerse due targhe di pregiudicati: uno dei due era Spagnolo e la “visita” a domicilio aveva permesso di rinvenire, nel sottotetto di un’anziana vicina, 11 pistole, 2 rivoltelle, 4 fucili, 4 carabine (alcune per il tiro di precisione) e 500 munizioni.

Spagnolo, il custode delle armi, è un noto pregiudicato: il 24 giugno 2017 aveva partecipato a una “spedizione punitiva” per recupero credito contro un camionista massacrato di botte e l’episodio era stato segnalato alla Dda.

Per questi elementi e non solo l’indagine è stata rapida. E ha svelato, secondo il pm Maria Rita Pantani, «che i fatti sono di particolarissimo allarme sociale, trattandosi di furto su commissione anche di armi pronte a essere traghettate in Calabria».

Spagnolo, che in un primo momento era stato zitto, il 24 settembre scorso ci ha ripensato, ha chiesto di essere interrogato e ha “cantato”, ammettendo di aver commesso il furto in accordo con gli altri tre e consentendo perfino di far ritrovare due pistole semiautomatiche mancanti.

«“Se i carabinieri non hanno visto bene… sono in un armadietto», è stata l’indicazione. Quanto dichiarato da Spagnolo sui complici ha trovato conferme sia dalle telecamere stradali sia dalle celle telefoniche degli indagati, così come è stato confermato che il paraurti posteriore dell’Alfa Romeo di Ranieri, usata quella notte, è stata danneggiata nelle operazioni di carico e scarico dell’armadio blindato. Soprattutto è stata svelata la genesi del colpo: le “dritte” sulla villa, grazie a un informatore in loco, sono partite da Cutro, dove un certo “Fedele” detto “Copino”, che ha avuto diversi contatti con Spagnolo via WahtsApp, si diceva pronto a venire a Reggio di persona per la consegna dell’arsenale.

«Un amante delle armi», lo ha definito Spagnolo, che sul misterioso committente è rimasto sul vago. —

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