«Si riaprano le indagini su Aemilia e politica»
Bernini dopo le rivelazioni nel libro intervista di Palamara «Magistratura politicizzata». Forza Italia in difesa di Pagliani
REGGIO EMILIA. «Ho chiesto alla Procura di Perugia, nella mia deposizione rilasciata recentemente, la riapertura del filone delle responsabilità e collusioni politiche con il clan della ’ndrangheta nel maxi processo Aemilia». Lo dice Giovanni Paolo Bernini, esponente di Forza Italia ed ex assessore a Parma, imputato e poi prosciolto in Aemilia, che da tempo ha ingaggiato una battaglia contro Marco Mescolini, procuratore capo di Reggio all’epoca pm della Dda di Bologna.
Bernini venne accusato di concorso esterno e infine è stato prosciolto per prescrizione da corruzione elettorale. Ha scritto un libro-denuncia, dove si dice vittima di «malagiustizia politica» e parla di un mancato coinvolgimento di esponenti Pd nelle inchieste di Aemilia. Bernini interviene dopo la lettura sulla Gazzetta di un passaggio del libro intervista di Alessandro Sallusti a Luca Palamara, dove l’ex consigliere del Csm parla della nomina di Mescolini a Reggio, dicendo che era «fortemente voluta dal Pd locale».
Per Bernini, «finalmente Palamara ha iniziato a parlare, anzi a scrivere nero su bianco di come funzionava e funzioni tutt’ora il sistema criminale denominato Palamara dentro la magistratura politicizzata. Palamara conferma quanto da me sostenuto già nella pubblicazione del mio libro nel 2019». Recentemente Bernini è stato sentito a Perugia come testimone sulle dichiarazioni fatte sulle chat, agli atti, tra Palamara e Mescolini, all’epoca in cui si stava deliberando la nomina dell’ufficio giudiziario. Su Mescolini la Prima Commissione del Csm ha aperto una procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale, sulla scia di un esposto presentato da quattro pm reggiani con al centro sia la chat del 2018 fra Mescolini stesso e Palamara con relative strumentalizzazioni politiche, sia la gestione della Procura.
Su quanto scritto nel libro interviene anche Marco Eboli, portavoce FdI a Reggio: «I vertici nazionali e locali del Pd non possono tacere, almeno coloro che firmarono la lettera a difesa di Mescolini. Sarebbe inquietante se assumessero l’atteggiamento delle tre scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano».
Torna alla carica anche il senatore Enrico Aimi, coordinatore di Forza Italia Emilia-Romagna: «Se così è – attacca – il quadro è inquietante. La terzietà dei magistrati (in questo il sistema) risulterebbe subordinata a torbide logiche politiche». Secondo Aimi, «abbiamo ragione noi, a sostenere che qualcosa è accaduto nei casi giudiziari degli azzurri Giovanni Paolo Bernini e Giuseppe Pagliani, finiti nel tritacarne della giustizia e poi assolti. A questo punto attendiamo un chiarimento dal Pd locale». —
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