Uniti nel ricordo ma pronti a costruire i prossimi destini
Si è parlato della responsabilità di guardare al futuro senza dimenticare il passato nella cerimonia di ieri mattina in sinagoga alla presenza delle autorità cittadine
Adriano Arati
REGGIO EMILIA. «Uniti nel ricordo, con la consapevolezza di quella memoria e delle responsabilità che portiamo sulle spalle, e soprattutto dell’impegno di continuare a guardare il futuro senza dimenticare il passato». Si è parlato della storia passata e pure dei destini prossimi venturi da costruire, durante la cerimonia ufficiale per il Giorno della Memoria 2021 a Reggio. Un appuntamento a ranghi ristretti, per via delle restrizioni sanitarie, svoltosi in mattina davanti alla sinagoga di via dell’Aquila, nel cuore di quello che per secoli è stato il ghetto ebraico cittadino. Una zona dove sino agli anni ’40 hanno abitato diversi ebrei, molti dei quali poi catturati e deportati al campo di sterminio di Birkenau, nel complesso di Auschwitz. Alla commemorazione hanno preso parte il sindaco Luca Vecchi, il presidente della Provincia Giorgio Zanni, il prefetto Isabella Rolli e il rabbino Beniamino Goldstein, guida religiosa della comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia.
Goldstein ha recitato un salmo nel momento della deposizione della corona di alloro alle lapidi che, sulla facciata della sinagoga, riportano i nomi degli ebrei uccisi nei campi nazisti. Nei giorni scorsi sia Vecchi che Zanni, come decine di reggiani, avevano aderito alla campagna lanciata dall’istituto storico Istoreco per “adottare” le settanta pietre d’inciampo posate nel territorio provinciale negli ultimi cinque anni. Si parla di piccoli cubetti di ottone sistemati negli ultimi luoghi in cui vittime del nazismo hanno vissuto libere prima della prigionia e della morte. Inciso sul lato metallico, il nome, la data e il luogo di nascita e di decesso. Chi inciampa sul rialzo, potrà trovarsi di fronte a una storia da riscoprire, fra partigiani, prigionieri politici, soldati catturati, civili utilizzati come schiavi nelle fabbriche tedesche, ebrei perseguitati per la loro origine “razziale”.
«In questi 76 anni – ha ricordato Vecchi – Reggio Emilia non ha mai girato la testa dall’altra parte, compiendo al contrario un suo percorso di conoscenza e approfondimento che ha avuto l’apporto fondamentale di Istoreco e la partecipazione importante del mondo educativo e scolastico e della città tutta. Tra le tante esperienze fatte in questi anni, ne voglio citare due in particolare. La prima è quella delle Pietre d’inciampo: un’esperienza che, nella sua apparente semplicità ma nella sua sostanziale profondità, ci ha consentito di fare riemergere la memoria e anche la vicinanza a quella che fu il vissuto della comunità ebraica anche nella nostra città, in quel preciso momento della storia». Ma non solo: «La seconda esperienza che voglio ricordare è quella dei Viaggi della memoria, che in molti di noi hanno vissuto: un’attività di conoscenza e condivisione molto importante che nell’epoca del Covid si è momentaneamente interrotta, ma che in questi anni ha portato da Reggio Emilia come poche altre città in Italia migliaia di ragazzi delle nostre scuole superiori nei luoghi della memoria, facendo vivere loro un’esperienza di grande consapevolezza e profondità. Credo questo sia un elemento che fa onore alla città e a tutte le istituzioni che contribuiscono a realizzare questi momenti», ha sottolineato. «In questi anni ho partecipato anche io ai Viaggi delle memoria, per due volte, e oggi in particolare vorrei ricordare un momento del mio secondo Viaggio della memoria del 2017, fatto insieme all’allora presidente della Provincia Giammaria Manghi e soprattutto insieme al vescovo Massimo Camisasca, al rabbino Beniamino Goldstein e all’imam Yosif El Samahy, in rappresentanza delle comunità islamiche di Reggio Emilia. Insieme a oltre un migliaio di studenti visitammo i campi di concentramento e sterminio di Auschwitz e Birkenau e fu un momento di grande intensità, non soltanto per il significato interculturale e interreligioso, ma soprattutto perché quell'episodio non era frutto del caso, ma era la dimostrazione di una città pronta a fare un’importante esperienza di incontro, dialogo e confronto, proseguita poi negli anni successivi». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
