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Affidi, 7 associazioni fuori dal processo Famiglia chiede i danni agli enti pubblici

Enrico Lorenzo Tidona
Affidi, 7 associazioni fuori dal processo Famiglia chiede i danni agli enti pubblici

Unione, Ausl e Asp Carlo Sartori citate per i risarcimenti. Ammesse come parti civili solo due onlus di Prato e di Bari

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REGGIO EMILIA. Sono amministrazioni pubbliche e si ritengono danneggiate dai reati sugli affidi contestati ai loro dipendenti, ma ora sono chiamate a pagare i danni derivanti dagli stessi reati essendo allo stesso tempo datori di lavoro di quegli imputati. È la doppia veste che si trovano a indossare – loro malgrado – nell’inchiesta “Angeli e Demoni” l’Unione dei comuni della Val d’Enza, l’Ausl di Reggio Emilia e l’Asp Carlo Sartori di San Polo, citate come responsabili civili. Una citazione formalizzata ieri dall’avvocato Gianluca Tirelli, con la quale la famiglia di uno dei bambini dell’inchiesta chiede di fatto i danni a quegli enti, che saranno chiamati cioè a rifondere i danni delle parti offese – o quantomeno a farne da garanti – in quanto datori di lavoro degli assistenti sociali e degli psicologi messi sotto accusa.

Si tratta di una delle pieghe che ha preso ieri il processo in sede di udienza preliminare, giunta alla quarta udienza, durante la quale è stata invece rigettata la richiesta presentata da Federica Anghinolfi (ex dirigente del servizio sociale dell’Unione Val D’Enza, figura di primo piano dell’inchiesta sugli affidi), che aveva chiesto a sua volta la citazione come responsabili civili sia dell’Unione Val d’Enza che della Regione. Richiesta fatta dagli avvocati difensori Oliviero Mazza e Rossella Ognibene, che il gup Dario De Luca ha però respinto. La citazione del responsabile civile potrebbe essere solo avanzata dalle parti offese e l’ulteriore richiesta da parte dei legali dell’imputata Anghinolfi è stata bocciata – nonostante i molti riferimenti legali – «per difetto dei relativi presupposti di legge».

Tutte questioni ricostruite nella loro definitiva soluzione dal giudice De Luca durante un’udienza lampo di mezzora circa, durante la quale ha letto l’ordinanza che ha toccato anche un’altra questione delicata, quella dell’ammissione delle parti civili. Un’udienza tenuta in ben tre aule al primo piano del tribunale di Reggio, tutte con video collegamento, misura attivata per evitare assembramenti visto il numero di parti in causa e le squadre di avvocati impegnati nell’udienza preliminare.

Il giudice ha ammesso solo due delle nove associazioni per la tutela dell’infanzia che hanno chiesto di costituirsi parte civile nel processo legato all’inchiesta sugli affidi. Si tratta di «Il Colibrì» con sede a Prato e «Gens Nova» di Bari, per le quali «ricorrono tutti i presupposti di legge per respingere la richiesta di esclusione avanzata dagli imputati» è stata la motivazione letta durante l’udienza dal giudice.

Mentre per altre sette onlus sono stati accolti i rilievi sollevati dai difensori degli indagati, che ne hanno contestato la mancanza di legami col territorio, di essere avulse dalla vicenda affidi e, in certi casi, anche di essere nate successivamente ai fatti incriminati. Escluso, ad esempio, il “Comitato Angeli&Demoni#unitiperibambini, perché «non soddisfa i requisiti richiesti, giacché risulta costituita in epoca successiva rispetto all’epoca di contestata commissione dei reati per cui si procede, come attesta anche la stessa denominazione del Comitato – ha detto il giudice – Va dunque disposta l’esclusione di tale soggetto quale parte civile».

Si fa profilando poi anche la richiesta dei riti. Almeno un paio di imputati sarebbero propensi per il rito abbreviato, tra cui Daniela Scrittore, funzionaria dei servizi sociali del Comune di Reggio Emilia difesa dall’avvocato Liborio Cataliotti, accusata in principio di abuso d’ufficio, reato poi archiviato che ha portato alla contestazione – da parte della pm titolare Valentina Salvi – di aver sviato l’indagine. —

Enrico Lorenzo Tidona

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