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«Tornino sotto l’Asp i servizi di Poiago e quelli domiciliari»

Adriano Arati

I sindacati contro il nuovo assetto della Don Cavalletti «Settantadue dipendenti rischiano di perdere il lavoro»

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CARPINETI. «Tutti i servizi della casa di riposo e dell’assistenza domiciliare devono tornare sotto la gestione diretta dell’Asp Don Cavalletti».

Lo chiedono i sindacati Cgil, Cisl e Uil dopo l’annuncio del riassetto dell’Azienda di servizi alla persona (Asp) che gestisce la casa di riposo di Poiago di Carpineti e diverse assistenze domiciliari nel territorio montano, destinata a confluire nell’Asc Teatro Appennino, l’azienda consortile che cura il teatro Bismantova.

Entrambe le realtà sono di proprietà dei Comuni del territorio, unici soci, ma cambieranno ovviamente la forma giuridica e le competenze a livello di diritto, visto che l’Asc è un’azienda di diritto privato. La novità ha portato anche la presidente dell’Asp Elisa Codeluppi a ritirare le dimissioni presentate poche settimane fa proprio per i dubbi sulla tenuta del Don Cavalletti.

I sindacati rimangono fermi sulla posizione espressa a lungo in questi anni, in cui diversi servizi sono stati progressivamente affidati a privati in un’ottica di riduzione degli elevati costi di gestione, costi che avevano portato a diversi bilanci col segno negativo.

Cgil, Cisl e Uil si dicono convinti «che la scelta migliore per il territorio, per i lavoratori e per gli ospiti sia quella di mantenere la struttura totalmente pubblica». Nel concreto, «occorre ripensare ad una gestione diretta dell’Asp e a una reinternalizzazione del nucleo gestito attualmente dalla Cooperativa Ancora e dell’assistenza domiciliare gestita da Coopselios, ma anche al potenziamento dei servizi con il centro diurno».

Le tre sigle chiedono anche l’apertura di tavoli tecnici sul futuro delle lavoratici e dei lavoratori della struttura, «anche davanti ai dati sulla riduzione dei posti letto». Si parla in totale di settantadue persone, conteggiando gli assunti dell’Asp e gli operatori di cooperative di servizi, persone «che potrebbero perdere il lavoro e che chiedono il rispetto dei diritti contrattuali.

Nello specifico si teme per i 20 dipendenti dell’Asp Don Cavalletti, i 26 dipendenti della Coop Ancora, i 21 dipendenti dell’agenzia Osmosi, i 3 di Coopservice e i 2 di Cirfood. Da diversi anni a Poiago i sindacati sono in mobilitazione permanente, come ricordano le bandiere ancora fissate davanti agli edifici, e l’attenzione rimarrà alta.

Nei giorni scorsi, il sindaco carpinetano Tiziano Borghi e il segretario del Pd locale Dario Bottazzi avevano polemizzato sugli ultimi anni di gestione, e il primo cittadino aveva affermato come molti ritardi nel processo di riassetto fossero dovuti all’ostruzionismo dei sindacati e del Pd. Parole che hanno trovato d’accordo Cgil, Cisl e Uil.

«Volutamente ci distacchiamo dalla polemica, ma non comprendiamo le motivazioni che sottendono alle polemiche sul rallentamento del percorso decisionale in questi anni. Al contrario, è stata la presidenza dell’Asp che ha disatteso numerose richieste di incontro sottraendosi al confronto», rivendicano i rappresentanti sindacali, ricordando gli scioperi e le proteste del recente passato.

E i problemi, si prosegue, non mancano, compresi diversi ritardi negli stipendi per decine di addette: «Ci sono i 21 dipendenti dell’agenzia Osmosi, infermieri e operatori sanitari, ancora in attesa di due mensilità stipendiali; i 20 dipendenti Asp, infermieri, operatori sanitari, non percepiscono la produttività dal 2019 e prosegue la mancanza di personale di direzione e amministrativo di riferimento». —

Adriano Arati

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