Uno Bianca, il fucile di Bellini sparò contro Cataliotti e il prof Comastri
Nelle indagini dell’epoca spuntò un Remintgon Calibro 30 Era in possesso del titolare dell’armeria assaltata dai Savi
Evaristo Sparvieri
REGGIO EMILIA. L’arma della Primula Nera ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, finita negli anni ’90 fra gli atti dell’inchiesta sulla banda della Uno Bianca è il fucile con il quale il killer della Mucciatella sparò contro le abitazioni dell’avvocato Carmelo Cataliotti e del professor Renzo Comastri, venendo successivamente condannato per tentato omicidio.
Fucilate sparate da latitante, con l’alias brasiliano di Roberto da Silva, fra Reggio e Albinea, nel 1980, lo stesso anno della bomba in stazione, per la quale la Primula Nera è in attesa dell’esito della richiesta di rinvio a giudizio avanzata a suo carico dalla Procura Generale. Sulla strage di Bologna, Bellini – che si è sempre proclamato estraneo all’attentato – lunedì tornerà in aula, per la terza udienza preliminare.
Nelle carte sulla Uno Bianca, invece, il nome di Bellini – che è e resta estraneo a qualunque inchiesta sulla banda – appare come un elemento marginale. Ma, anche alla luce dei recenti avvenimenti che riguardano l’ex Avanguardia Nazionale, il riferimento alla Primula Nera è uno dei numerosi aspetti sui quali l’avvocato Alessandro Gamberini – legale di alcuni familiari delle vittime della Uno Bianca, tra cui Ludovico Mitilini, fratello di Mauro, uno dei carabinieri uccisi il 4 gennaio 1991 al Pilastro – ha annunciato l’intenzione di far riaprire le indagini sul gruppo criminale guidato dai fratelli Savi: una banda composta per cinque sesti da poliziotti, che uccise 24 persone e ne ferì oltre 100 tra Bologna, Romagna e Marche, dal 1987 al 1994. Per i familiari rappresentati da Gamberini, le inchieste dell’epoca furono caratterizzate da depistaggi. E la richiesta di riaprire le indagini – ancora da formalizzare – ha lo scopo di chiarire se la scia di sangue della Uno Bianca sia o meno in qualche modo legata a finalità terroristiche eversive più ampie e oscure, in un periodo di profonda trasformazione politica per il Paese.
La Primula Nera compare in un passaggio di una memoria deposita alla Corte d’Assise nel 1996, quando Gamberini era legale di parte civile della Provincia e del Comune di Bologna: un passaggio ricordato nei giorni scorsi dallo stesso legale in un intervento al sito d’informazione Cantiere Bologna. «Vicenda che un po’ fa saltare sulla sedia», aveva commentato l’avvocato.
Nel passaggio si cita in nota un rapporto di polizia del fascicolo Pasqui/Pedini, ovvero Luigi Pasqui e Paride Pedini, altre due vittime della Uno Bianca, uccise il 27 dicembre 1990 a Castelmaggiore e Trebbo di Reno. L’arma, invece, è una carabina Remington calibro 30.
L’appartenenza a Bellini – così come il fatto che venne usata dalla Primula Nera contro le abitazioni di un avvocato e di un professore – venne scoperta durante le indagini sull’assalto all’armeria di via Volturno, all’epoca una delle più note di Bologna, dove il 2 maggio 1991 la banda dei Savi uccise Licia Ansaloni, titolare dell’esercizio, e Pietro Capolungo, carabiniere in pensione, in quella che Gamberini ha definito «un’azione inspiegabile» rispetto ad altri assalti della banda.
Nelle indagini successive, la carabina Remintgon Calibro 30 di Bellini venne trovata in possesso di Luciano Verlicchi, titolare dell’armeria e marito della vittima Licia Ansaloni. I due coniugi avevano acquistato l’attività nei primi anni ’80 dal precedente titolare, quando l’armeria si chiamava Pisacane. Per gli investigatori dell’epoca, l’arma era stata consegnata da Bellini, alias Roberto Da Silva, al precedente proprietario del negozio, per farla riparare. L’armeria però non aveva la licenza per fare riparazioni, e forse per questo motivo, come spiegò la Digos, era stato portato a casa da Verlicchi, insegnante di educazione fisica ora in pensione, esperto di armi e vincitore di gare di tiro nazionali, che recentemente in un’intervista ha espresso anch’egli il desiderio che si riaprano le indagini sull’assalto che costò la vita a sua moglie. Sui delitti della Uno Bianca, la Procura di Bologna ha aperto intanto un fascicolo conoscitivo, dopo aver ricevuto un’informativa dai carabinieri che hanno acquisito un’intercettazione già agli atti e un esposto del giornalista ed ex consigliere comunale, Massimiliano Mazzanti. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
