Anno giudiziario «Dal caso Bibbiano gogna mediatica sulle toghe minorili»
Bellini e la strage: «Si è investito molto in queste indagini» Aemilia: «Clan punito». Magistrati onorari: «Insostituibili»
bologna. Negli ultimi anni sono esplosi troppi casi eclatanti nel Reggiano per non trovare ieri eco all’apertura dell’anno giudiziario a Bologna.
Il procedimento sugli affidi illeciti in Val d'Enza «per effetto di una martellante campagna mediatica, ha esposto tutto il sistema della Giustizia minorile e familiare, come era prevedibile, al sospetto generalizzato e alle rivendicazioni di soggetti interessati». Lo ha sottolineato il presidente vicario della Corte di appello di Bologna – Roberto Aponte – citando la relazione inviatagli dal presidente del Tribunale per i minorenni Giuseppe Spadaro, che ha segnalato come, durante le indagini «il lavoro di tutti i magistrati dell'Ufficio sia stato fortemente e negativamente condizionato in termini di delegittimazione dai riflessi riverberati dalle deprecabili fughe di notizie». Per Spadaro c'è stata una strumentalizzazione da parte di gran parte dei media che ha provocato «lo scatenarsi del triste fenomeno del cosiddetto odio del web, nonché una vera e propria gogna mediatica» nei confronti dei magistrati del tribunale minorile «vittime di innumerevoli episodi di minacce che, comunque, non hanno minimamente scalfito il sereno svolgimento dell'attività giurisdizionale dei colleghi».
Ha aleggiato anche l’udienza preliminare in corso sulla bomba alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, con il killer reggiano Paolo Bellini che è accusato di concorso in strage. «La Procura generale ha investito molto» nelle indagini su mandanti e finanziatori della strage, «impegnando due magistrati, Umberto Palma e Nicola Proto, più l'avvocato generale Alberto Candi. Noi siamo pazienti, ma tenaci». a dirlo è il procuratore generale Ignazio De Francisci. Nella sua relazione ci tiene a ringraziare i colleghi «per il gravoso lavoro portato avanti». Poi sempre dal procuratore generale un altro tema scottante per la nostra terra, cioè il radicamento ’ndranghetista aggredito con il procedimento Aemilia. «Nonostante il lockdown e i rallentamenti dovuti alla pandemia da coronavirus», l'Appello del processo Aemilia è stato portato a conclusione, grazie a un'accorta e tenace attività del presidente e della corte e alla leale collaborazione tra accusa e difesa». Questo e la «celere ristrutturazione» dell'aula bunker nel carcere della Dozza, dimostrano, secondo De Francisci, che anche se «è vero che la presenza della 'ndrangheta in questa regione è un'innegabile realtà, è altrettanto vero che il tanto criticato sistema giustizia, spesso, funziona». Esprime poi la propria soddisfazione per l'esito dell’Appello chiusosi con la «conferma, in gran parte, dell'impostazione della sentenza di primo grado del tribunale di Reggio Emilia».
Un altro “nodo” importante affrontato – coinciso di recente anche nel nostro tribunale con uno sciopero massiccio – è quello dei magistrati onorari. Ne parla il presidente Aponte sottolineando subito «l'importanza del contributo offerto dalla magistratura onoraria, oramai insostituibile nel panorama complessivo dell'amministrazione della giustizia». E puntualizza: «La grave situazione di disagio nella quale versa la categoria, che risente della carenza di strumenti di tutela giuridico-economica generalmente riconosciuti a tutti i lavoratori, costituisce dunque, tanto più in una situazione come quella attuale caratterizzata da periodi di assenza forzata dovuti all'emergenza sanitaria, che non danno diritto ad alcun trattamento economico», una «questione che necessita di risposte ragionevoli ed adeguate nell'interesse generale del sistema». Anche per Mauro Cellarosi, presidente di Urcofer (l'Unione regionale dei consigli dell'ordine forense dell'Emilia-Romagna), non va sottovalutato «il fondamentale contributo alla giurisdizione fornito dai magistrati onorari, in gran parte avvocati, investiti di competenze sempre più rilevanti. A loro va il nostro sostegno alle giuste rivendicazioni economiche e previdenziali, a cui dovranno aggiungersi interventi di supporto formativo». —
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