«La vicenda Palamara rivela la degenerazione del sistema-correnti»
bologna. Sul caso-Palamara si è soffermato ieri – in un passaggio del suo discorso alla cerimonia d’apertura dell’anno giudiziario – il professor Alessio Lanzi, consigliere laico del Csm e vicepresidente della Prima Commissione.
Parole interessanti in chiave reggiana perché proprio la Prima Commissione del Csm ha aperto – nei confronti del procuratore Marco Mescolini – una procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale sulla scia di un esposto presentato da quattro pm reggiani con al centro sia la chat del 2018 fra Mescolini stesso e Palamara con relative strumentalizzazioni politiche, sia la gestione della Procura. «Il cosiddetto caso-Palamara, con tutti i suoi corollari – entra nel merito Lanzi – ha smascherato le degenerazioni del sistema correntizio al quale il legislatore sembra proprio non riuscire a porre adeguato rimedio». E ancora: «Per quanto direttamente mi riguarda, come attuale vicepresidente della prima Commissione – rimarca – mi pare opportuno accennare alle difficoltà che incontra tale Commissione nel gestire l'enorme massa di documenti (frutto di intercettazioni, Whatsapp, messaggi) tratti dal telefonino del dottor Palamara».
Alla Prima Commissione competono i procedimenti ex art. 2 Legge Guarentige di trasferimento per incompatibilità ambientale o funzionale. Sul punto il maggior dibattito è quello relativo alla funzione di tale fattispecie, che determina il grave risultato (sostanzialmente sanzionatorio) del trasferimento d’ufficio. «A tal proposito la mia opinione, ripetutamente manifestata – dice Lanzi – è quella che tali procedimenti non vadano trattati come se l’articolo 2 individuasse una sorta di fattispecie di chiusura; nel senso che se non si sono realizzati illeciti penali o disciplinari vi si potrebbe fare pur sempre ricorso per stigmatizzare un comportamento comunque scorretto». —
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