«Serve costruire un’alleanza educativa In palio i nostri figli e il futuro di tutti noi»
Il sindaco Luca Vecchi interviene sul dibattito nato sulla scia del video musicale girato tra armi, spinelli e assembramenti
Segue dalla prima
La posta in palio sono i nostri figli e nipoti, le generazioni che stanno crescendo e che rappresentano il futuro di tutti noi.
Quando poi a far scattare la scintilla è un video musicale, la complessità aumenta. Voglio dirlo chiaramente: raccontare che l’estetica e il filo narrativo che contraddistingue gran parte della trap nel mondo sia una questione reggiana è una sciocchezza. Sarebbe come stupirsi se i ragazzi della città o della provincia a qualche titolo mettessero in scena una rappresentazione - video o teatrale - mutuata dai modelli delle serie tv di Netflix.
Una domanda che credo non possiamo non farci è: dove finisce la finzione e dove inizia la realtà, in un lavoro che ha velleità artistiche? Chiunque sia stato giovane conosce molto bene l’anticonformismo, il “ribellismo” che molto spesso permea quell’età: spessissimo le società sono progredite anche grazie ad esso. Altre volte ha deviato verso derive antidemocratiche e illiberali ed è stato generatore di scontri gravi e in qualche caso di tragedie.
D’altro canto il tema delle politiche giovanili ha interessato ogni epoca, sarà bene rammentarlo. La mia generazione è cresciuta in una città che negli anni ‘80 teneva insieme opportunità e contraddizioni, e mentre Reggio entrava nella contemporaneità, i giovani di allora incontravano le loro occasioni - di studio, di cultura, di sport - ma talvolta sbattevano la testa con dinamiche di disagio che non erano tanto diverse da quelle di oggi. Chi ha frequentato la via Emilia del sabato pomeriggio in quegli anni, la piscina di via Melato, le grandi discoteche di allora, chi come me è nato e cresciuto nei quartieri più popolari della città, nelle scuole in cui questa complessità sociale era ben rappresentata, ricorda bene.
No alla cultura delle armi
Separare, allora, senza false ipocrisie, ciò che è inaccettabile dal resto mi pare un buon modo per non mettere tutto in un calderone indigesto che si potrebbe rinfacciare proprio a chi in questo momento se ne riempie più volentieri la bocca. Personalmente credo che la cultura delle armi sia incompatibile con la nostra città, e difenderò questo assunto sempre, in ogni occasione e davanti a qualsiasi platea. Credo dovremmo farlo tutti. Non di meno, visto il numero di decessi avuti per Covid anche in questa provincia, ritengo che - a qualsiasi età - si debba avere quel senso di responsabilità minimo necessario a non mettere in pericolo la propria vita, quella dei propri amici, dei propri fratelli e sorelle, genitori e nonni. Infine il disprezzo per la legalità, gli ammiccamenti alla violenza, agli scontri, all’insulto appartengono a un modello che abbiamo già vissuto, in passato, e ci ha portato a tempi alquanto bui. La legge della giungla non è una cosa da esseri umani.
A scanso di equivoci, davanti a profili penalmente rilevanti bene hanno fatto le forze dell’ordine a intervenire, agendo al contempo con equilibrio e saggezza.
Affermato con forza questo, c’è però da dire molto altro. Una manifestazione culturale - quale che sia - è una voce che si leva, e l’esperienza politica alla quale appartengo davanti a una voce che si leva prova a mettersi in ascolto e a dialogare. È, ritengo, quello che Reggio complessivamente come città dovrebbe fare con le proprie ragazze e ragazzi: qualche giudizio indignato in meno e qualche confronto in più. In presenza, laddove possibile (anche se sappiamo quanto sia complesso nel tempo presente), ma non tralasciando i social e il web, pena il rischio di parlare a vuoto.
Avere coraggio
Aggiungo: continuiamo o ricominciamo, ognuno di noi, a discutere con i nostri ragazzi non degli argomenti più accomodanti, più neutri, meno divisivi, ma al contrario proprio di quelli che interessano loro. I più scomodi, quelli di maggior rottura e sui quali c’è confusione e diversità di vedute. Facciamolo, forti delle convinzioni che abbiamo - per chi ne ha - e al tempo stesso aperti alla dialettica talora aspra ma sincera e non pregiudizialmente orientati. Altrimenti, credo, risulteremmo poco credibili ai loro occhi e finiremmo per inscenare un dialogo fra sordi.
L’Amministrazione comunale di Reggio Emilia su questo c’è, ha lavorato - con tutti i limiti connaturati alla nostra azione - in questo senso, e implementerà ulteriormente le attività e le occasioni in questa direzione.
Cosa faremo?
Agiremo su più fronti, ma per prima cosa voglio dire a questi ragazzi che vogliamo ascoltarli, se potessimo riempiremmo i cinema, le sale civiche e ci metteremmo ad ascoltarli per ore, come quando da ragazzi eravamo noi a pretendere di essere ascoltati.
Oggi probabilmente dovremo trovarli anche sui social, cercarli nei quartieri, ma lo spirito deve essere quello della reciprocità, in nome di una comune responsabilità: costruire insieme, come in una impresa condivisa, la città, dove ognuno dà il proprio contributo, dove la diversità non è un problema ma un’opportunità con cui confrontarsi.
Cosa farÀ IL Comune
Serve una grande “alleanza educativa”, a cominciare dal ruolo della scuola, dai nostri istituti aperti anche al pomeriggio non appena l’epidemia lo permetterà.
Noi metteremo in campo un progetto di “educativa di strada” con diversi educatori che lavoreranno per creare contesti progettuali condivisi nei quartieri. Attenzione: non è una esperienza nuova. Reggio fa questo da sempre. Semplicemente ora potenzieremo l’azione .
Rilanceremo i “cantieri sportivi” attraverso una alleanza con le società sportive. Lo sport è da sempre una fondamentale agenzia educativa capace di offrire opportunità e straordinari ascensori sociali.
La spirito creativo e artistico di alcuni di questi gruppi può e deve entrare in relazione con operatori e associazioni culturali che hanno strumenti e competenze per sviluppare al meglio talune progettualità.
Poi c’è un tema di fondo: la crisi della famiglia. I contesti familiari che ne hanno bisogno vanno aiutati sempre più e devono sentire l’azione dei nostri servizi socio educativi al loro fianco. Il volontariato che nei quartieri anima il protagonismo dei nostri centri sociali, dove spesso tanti di questi ragazzi sono abituati a ritrovarsi ha a sua volta un ruolo strategico.
Insomma, serve un “patto territoriale per i giovani” con una strategia integrata in cui ognuno faccia la propria parte ma con lo spirito di dialogo che serve per fare questo percorso assieme. Serve, in questo caso più che mai, costruire ponti e non alzare muri. —
Luca Vecchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google