Strage, la pista dei soldi e i legami con la Svizzera
La Primula nera Bellini atteso oggi a Bologna per la terza udienza preliminare Nel 1982, incalzato sui conti correnti, disse: «Un problema svizzero, non italiano»
Evaristo Sparvieri
REGGIO EMILIA. La pista dei soldi. È una delle strade battute dalla Procura generale di Bologna nell’ambito dell’inchiesta mandanti sulla strage del 2 agosto 1980, che vede fra gli imputati la Primula nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini. A carico di Bellini – oggi atteso a Bologna per la terza udienza preliminare – la Procura generale ha avanzato una richiesta di rinvio a giudizio per concorso in strage, considerando la Primula nera il quinto uomo, ovvero colui che portò la bomba in stazione la mattina del 2 agosto, partecipando a un attentato per il quale era stato prosciolto nel 1992 sulla base di un alibi – la sua presenza al Passo del Tonale con la falsa identità brasiliana di Roberto Da Silva – rimesso in discussione con le nuove indagini.
Richiesta di giudizio anche per l’ex carabiniere Piergiorgio Segatel, per depistaggio, e Domenico Catracchia, amministratore di condominio di immobili in via Gradoli a Roma per false informazioni al pm. Accusato di depistaggio era anche l’ex generale del Sisde Quintino Spella, deceduto il 13 gennaio scorso a 90 anni. Nell’ultima udienza, il gup Alberto Gamberini aveva anche deciso di valutare la possibilità di stralciare la posizione di Spella. Sul punto il giudice si sarebbe dovuto pronunciare proprio oggi, ma a questo punto scatterà il non luogo a procedere per morte dell’imputato.
Per gli inquirenti Bellini – che si è sempre proclamato estraneo all’attentato – avrebbe agito in concorso con i Nar condannati e con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi. Questi ultimi, deceduti, sono ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori dell’attentato.
È dalla figura di Licio Gelli, maestro venerabile della Loggia P2, che nel corso delle indagini ha preso sempre più corpo la pista dei soldi, che sembrano puntare dritti verso conti svizzeri. In particolare, le indagini svolte dalla Guardia di finanza si sono concentrate in parte sull’analisi di documentazione bancaria, poi su rogatorie con la Svizzera, ma anche su carte sequestrate all’epoca e soprattutto sul fascicolo del processo per il crac del Banco Ambrosiano, consegnato agli inquirenti dagli avvocati dei familiari delle vittime. Un fascicolo nel quale c’è il documento sequestrato nel 1982 a Gelli quando fu arrestato in Svizzera: un manoscritto con intestazione Bologna - 525779 - X.S., con il numero corrispondente ad un conto corrente acceso alla Ubs di Ginevra dallo stesso “Venerabile”. Proprio sulla base della data in cui si ritiene che sia partita la prima movimentazione del denaro, cioè a febbraio 1979, la Procura generale ha inserito nelle imputazioni l’inizio della preparazione all’attentato «in località imprecisata».
Sulla pista dei soldi e sui soggiorni di Bellini con la Svizzera durante la latitanza si erano concentrate le indagini già degli anni ’80. «Circa i miei conti correnti in Svizzera dichiaro che è un problema svizzero e non italiano, non ho altro da aggiungere», rispose il 22 febbraio 1982 la Primula nera – ancora con il nome da latitante Roberto Da Silva – a un interrogatorio in carcere a Modena condotto dall’allora sostituto procuratore reggiano, Giancarlo Tarquini
Dei suoi movimenti verso la Svizzera, sempre nelle indagini degli anni ’80, Bellini parlerà anche dopo che la sua reale identità venne scoperta, il 9 marzo 1983, nella casa circondariale di Parma, questa volta davanti ai giudici istruttori di Bologna Luzza, Castaldo e Zincani: «Sono stato più volte in Svizzera nel 1981, non ricordo se anche nel 1980, precisamente a Zurigo. Mi fermavo a Zurigo dove prendevo in affitto un’autovettura che tenevo con me in Italia per lunghi periodi in quanto ne avevo bisogno per il mio commercio di mobili antichi».
Sempre sul presunto giro di soldi riconducibile alla strage, inoltre, durante le nuove indagini sotto la lente della Procura generale di Bologna, che ha delegato al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, sono finite anche ulteriori indagini sugli affari immobiliari fra il padre di Paolo Bellini, Aldo, e Fernanda Sisti, la sorella dell’ex procuratore di Bologna, Ugo Sisti, che dopo essere stato sorpreso all’indomani dell’attentato nell’albergo della Mucciatella della famiglia Bellini finì a processo per favoreggiamento nella latitanza della Primula Nera, venendo poi prosciolto. —
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