Gazzetta di Reggio

Reggio

LA PROPOSTA di alcuni cittadini 

«Un bosco urbano della memoria per le tante vittime del Covid»

Luciano Salsi
«Un bosco urbano della memoria per le tante vittime del Covid»

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Luciano Salsi

REGGIO EMILIA. Creare un “bosco urbano della memoria” per commemorare le vittime del Covid-19 e, nello stesso tempo, aumentare la dotazione arborea capace di assorbire anidride carbonica contrastando il riscaldamento globale. È la proposta dei cittadini reggiani che non si rassegnano alla triste sorte degli anziani deceduti nei reparti di terapia intensiva senza lo sguardo e l’abbraccio di un familiare. Se ne fanno portavoce Claudio e Maria Rangone, che invitano il Comune a mettere a disposizione un terreno a tale scopo. Nella toponomastica di moltissime città italiane, comprese le vicine Parma e Modena, compare un viale delle Rimembranze. Era stato il ministero della Pubblica Istruzione guidato dal filosofo Giovanni Gentile ad emanare alla fine del 1922 una circolare che impegnava i comuni a intitolare in tal modo un viale o un parco per commemorare i caduti della Grande Guerra. È spesso assimilata ad un conflitto mondiale anche l’attuale pandemia. Allora su quegli alberi vennero affisse targhette di metallo con i nomi dei soldati sterminati nella cruenta carneficina. Oggi possiamo utilizzare un QR-Code per identificare con lo smartphone su un cartellino la persona alla quale la pianta è dedicata. Iniziative analoghe si moltiplicano altrove e anche a Reggio non sono mancate specifiche intitolazioni arboree, quali il Ginkgo biloba in onore di Kobe e Gianna Bryant, i due carpini per Falcone e Borsellino e la quercia rossa che gli anarchici dedicheranno a Giuseppe Pinelli. Ora Claudio e Maria Rangone si rivolgono al direttore della Gazzetta di Reggio per chiedere al giornale di farsi “cassa di risonanza” di un’idea condivisa anche dal dendrologo (botanico alberista) Ugo Pellini, alla quale tanti reggiani sarebbero pronti a dare un contributo tangibile. «Riflettendo con parenti ed amici della situazione pandemica e delle sue gravi conseguenze, - scrivono - emerge il dolore e la tristezza di vedere scomparire tante persone, spesso senza un abbraccio, un rito collettivo di saluto. Le ferite della pandemia, vanno affrontate e superate rinsaldando i vincoli di coesione sociale e di partecipazione collettiva in una prospettiva di bene comune. Proprio questa terribile malattia che ci aggredisce ha mostrato l’estrema urgenza e necessità di operare per migliorare, soprattutto nell’ambiente urbano, la qualità dell’aria. Nasce da queste considerazioni la proposta, rivolta a tutti i cittadini, di adottare ciascuno un albero per ridurre la presenza di CO2 e di altri inquinanti nell’aria ed insieme di creare un “Bosco urbano della memoria” per attuare con un progetto comune un rito collettivo in ricordo degli scomparsi per Covid, orfani molto spesso di un vero addio. Il progetto presuppone, per essere attuato, l’adesione del Comune per la messa a disposizione del terreno e la partecipazione di un numero sufficiente di persone disposte ad adottare un albero. Prendendo spunto da una analoga iniziativa portata avanti dal Comune di Firenze ed inserendosi nel programma di piantumazione dell’Amministrazione comunale, si è infatti pensato che sarebbe bello unire la cittadinanza nella realizzazione di un bosco della memoria, con un contributo minimo a testa di 30 euro, allargando così l’impegno già definitivo di chi scrive, dei suoi familiari ed amici a donare al Comune una somma che consenta di mettere a dimora, entro la primavera, almeno una ventina di piante adulte. In questo momento di smarrimento e di paura un gesto semplice ed antico come piantare un albero può acquistare una forte valenza emotiva: può essere un piccolo gesto di speranza, con cui una collettività riafferma il legame tra le persone, data la durata plurigenerazionale degli alberi». —

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