«Archiviazione non vuol dire che era vero quanto narrato»
Il legale di Ermes Coffrini commenta così la sentenza sulla querela per i testi portati in scena e ispirati alla vicenda di Donato Ungaro
BRESCELLO. «In relazione all’articolo “Coffrini, archiviata la querela sullo spettacolo antimafia” apparso sulla Gazzetta di giovedì 28 gennaio, l’avvocato Ermes Coffrini, mio tramite, tiene a precisare che l’ordinanza di archiviazione del gip di Milano non ha per nulla riconosciuto la veridicità di quanto raccontato nello spettacolo teatrale incriminato, limitandosi a scrivere che a suo avviso “l’opera letteraria non assume carattere diffamatorio per il solo fatto di essere non veritiera”. Pertanto l’avvocato Coffrini, tuttora convinto che non sia possibile diffamare impunemente il prossimo con la scusa di un preteso diritto alla totale libertà di supposta espressione artistica, si riserva comunque di ricorrere per Cassazione avverso il citato decreto di archiviazione nonché di agire in sede civile contro i responsabili per il risarcimento del danno d’immagine arrecatogli. Si riserva altresì di sporgere ulteriori denunce-querele nei confronti di chi pubblicherà o metterà nuovamente in scena pretese “opere artistiche” che costituiscano mero pretesto per infangare ancora, dopo tanti anni, la sua specchiata attività politica e professionale». Così il legale di Ermes Coffrini, l’avvocato Mario L’Insalata, interviene sull’archiviazione della denuncia per diffamazione che a metà dicembre 2018 era stata presentata dall’ex sindaco di Brescello sui contenuti del testo che ha ispirato due spettacoli teatrali (“Va pensiero” e “Saluti da Brescello”) incentrati sulle infiltrazioni mafiose in Emilia. La denuncia aveva nel mirino chi ha pubblicato il testo sul sito Doppio Zero (vale a dire Marco Belpoliti) e chi l’ha materialmente scritto e mandato in scena, cioè Marco Martinelli. Insieme a loro anche Ermanna Montanari, che con Martinelli è fondatrice della compagnia ravennate Teatro delle Albe.
Tutto si rifà allo spettacolo “Va pensiero” che narra la vicenda di un Comune infestato dai maneggi fra mafia e politica, liberamente ispirato ai fatti di Brescello. Di mezzo c’è “Saluti da Brescello”, che si basa sulla storia di Donato Ungaro, vigile di Brescello con la passione per il giornalismo, licenziato in tronco nel 2002 da Coffrini. —
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