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Lo scenario 

Il coronavirus oltre all’economia a Reggio Emilia congela i fallimenti

E.L.T.
Il coronavirus oltre all’economia a Reggio Emilia congela i fallimenti

Sentenze ai minimi dal 1998 per effetto del lockdown A pagare dazio le costruzioni: occhi puntati però sul 2021

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REGGIO EMILIA. Sembra incredibile ma il Covid non ha rallentato solo l’economia. La pandemia, infatti, ha congelato anche le procedure fallimentari a Reggio Emilia. Sono infatti scese a 39 quelle aperte nei primi dieci mesi del 2020 in provincia, cifra quasi dimezzata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando i fallimenti furono 68. A fine anno c’è stata comunque la solita fiammata, con 13 fallimenti segnati tra novembre e dicembre 2020 (portando il totale a 52) contro i 17 del 2019. Per trovare lo stesso dato bisogna risalire al 1998: in quell’anno, fra gennaio e ottobre, la Camera di Commercio ha calcolato che i fallimenti furono appunto 39, mentre negli anni successivi i saldi si sono sempre mantenuti su livelli anche largamente superiori, con una punta di 139 nel 2013.

Una frenata, quella del 2020, alla quale ha concorso sicuramente la sospensione di ogni attività, nel periodo primaverile, a causa dell’emergenza sanitaria.

Nei primi due mesi dell’anno, come emerge dall’analisi effettuata dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio su dati del Tribunale di Reggio Emilia, sono state 13 le procedure fallimentari aperte, così come nel 2019. A finire il proprio ciclo vitale ci sono state in questo periodo alcune aziende conosciute come la Sbaveria Emiliana, ditta metalmeccanica reggiana già in liquidazione, risorta poi sotto un’altra azienda. C’è poi la Olmi srl, azienda il cui ultimo concordato era naufragato e con esso il progetto di creare la “Reggio 2” dentro al Parco Ottavi, intrapreso in anni di euforia e risiko immobiliare che ha inghiottito poi realtà cooperative come la Cmr di Reggiolo.

Nei mesi di marzo e aprile, invece, è stata aperta una sola procedura in ognuno dei due mesi, mentre l’anno precedente erano state, complessivamente, 16.

Nessun fallimento nel mese di maggio 2020, a fronte dei 6 di un anno prima, segno anche questo del blocco non solo dell’economia con il lockdown di marzo, ma del congelamento – oltre che dei licenziamenti – anche delle azioni esecutive all’interno delle filiere e dei settori. Il blocco delle produzioni e la chiusura delle serrande per tutti ha fatto saltare il recupero dei crediti. Ognuno si è trovato a essere al contempo creditore e debitore di qualcun altro. Tutti comunque in attesa di soldi, così come di aiuti da parte dello Stato.

I numeri hanno ripreso a crescere dopo l’estate: 16 procedure aperte fra settembre e ottobre di quest’anno, mentre nello stesso periodo del 2019 erano state 20. Ma si tratta per lo più di piccole aziende, segno che il colpo più duro potrebbe arrivare invece nel 2021. Il settore maggiormente interessato è stato quello delle costruzioni che, con 13 imprese coinvolte (la stessa consistenza di un anno prima), ha registrato un terzo dei fallimenti totali.

Sono invece più che dimezzate, passando da 22 a 10, le procedure aperte nel comparto manifatturiero, con una prevalenza delle aziende metalmeccaniche (cinque imprese) alle quali si aggiungono due imprese metallurgiche. —

E.L.T.

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