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L’emergenza sociale e sanitaria 

Reggio Emilia, nuove povertà ampliate dalla pandemia: la Manodori in campo con 235mila euro

L. S.
Reggio Emilia, nuove povertà ampliate dalla pandemia: la Manodori in campo con 235mila euro

Tre le aree d’intervento individuate dalla Fondazione per contrastare la fragilità sociale aggravata dal virus

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REGGIO EMILIA. Si orienta a favore delle nuove povertà ampliate dalla pandemia l’attività benefica che la Fondazione Pietro Manodori svolge continuando l’impegno profuso dal munifico banchiere che, anticipando le teorie della finanza etica, mise a disposizione dei bisognosi una parte dei profitti della Cassa di Risparmio da lui creata nel 1852.

L’emergenza sanitaria, infatti, incomincia ad evidenziare anche nel territorio reggiano le pesanti conseguenze economiche, aggravando la crisi che si protraeva da un decennio.

La Fondazione si propone di alleviarla con 235mila euro stanziati per aiutare quarantasei cooperative sociali, associazioni di volontariato ed enti pubblici a realizzare interventi in tre aree progettuali: l’aggregazione innovativa, l’assistenza familiare a carico dei giovani e il sostegno alle comunità periferiche.

I progetti sono nati dai laboratori del bando WelCom, promosso dalla Fondazione Manodori con il coordinamento della Fondazione E35. «Nei mesi scorsi - spiega il presidente Romano Sassatelli - si sono tenuti in video-conferenza incontri e momenti di confronto tra tutti gli aderenti al bando WelCom. Era troppo importante continuare a lavorare e cercare di contribuire a fornire ossigeno al nostro tessuto sociale. Crediamo che, soprattutto in una fase come quella che stiamo attraversando, sia fondamentale prendersi cura di coloro che stanno affrontando momenti di particolare criticità».

La prima area progettuale, denominata “Concentrica”, mira a sperimentare forme di aggregazione innovativa e a dare impulso all’idea di comunità e alla socialità diffusa affiancando le persone che non hanno reti di relazione stabili.

Verranno attivati punti d’incontro e di ascolto, laboratori e appuntamenti settimanali, spazi autogestiti dai cittadini nei quartieri, puntando a creare “comunità inconsuete” aperte all’inclusione sociale e interculturale.

Il secondo insieme di progetti è dedicato alle nuove generazioni, in particolare ai giovani soprattutto stranieri obbligati a prendersi cura dei familiari in termini di mediazione linguistica e culturale o di assistenza a congiunti non autosufficienti.

Ne sarà stimolata la partecipazione attiva tramite laboratori espressivi, strumenti di comunicazione anche web e social e la condivisione con adulti e coetanei di storie diverse.

L’ultima fascia d’interventi riguarda le comunità periferiche, come le frazioni marginali di comuni della provincia, le zone a bassa densità abitativa e le aree montane, che hanno maggiormente risentito delle limitazioni agli spostamenti.

Vi saranno promosse forme di auto-organizzazione o aggregazione per agevolare i movimenti e l'accesso a scuola, servizi e consumi. —

L. S.

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