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i 50 anni della scomparsa 

Vecchi ricorda Campioli «Aveva un’alta visione dei nostri beni comuni»

R.F.
Vecchi ricorda Campioli «Aveva un’alta visione dei nostri beni comuni»

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REGGIO EMILIA. Luca Vecchi in apertura del consiglio comunale ha ricordato Cesare Campioli, sindaco dal 1945 al 1962, a cinquant’anni dalla scomparsa. Lo ha descritto come «concreto e capace di tenere insieme una solida capacità di gestione della quotidianità e una visione alta del bene comune e del rispetto delle persone». L’attuale primo cittadino ha tratteggiato il sindaco della Liberazione, sottolineandone la complessa figura partendo dalla militanza sindacale, antifascista, partigiana al suo ruolo di amministratore. A partire dalla sensibilità verso i diritti dei bambini, «da cui cominciò ad immaginare l’idea dell’apertura dei primi nidi e delle prime scuole d’infanzia. Idea che poi trovò corpo in particolar modo negli anni successivi».

Il sindaco attuale ha poi fatto un breve excursus sulla Reggio dal 1945 a oggi sostenendo che «tra passato, presente e futuro, ci sono stati fatti politici e amministrativi che in una certa misura trovano la loro radice nella Liberazione. Mi riferisco ai nidi e alle scuole d’infanzia, alle Farmacie comunali riunite e alla multi-utility o alla storia delle ex Reggiane, che continuano a essere oggetto di attenzione nella costruzione del futuro della città».

Campioli, ha poi chiosato Vecchi, «è ricordato anche come il sindaco del 7 luglio 1960: si trovava in piazza quando cominciarono gli spari, un dramma per la nostra città e un crocevia fondamentale per la storia e la democrazia del Paese. Fu lui, con il suo valido e autorevole impegno ad avere la capacità di fermare quegli spari e quella ostilità». Infine Vecchi nel chiudere il suo ricordo ha posto l’accento su una parte della vita di Campioli meno nota: la sua emigrazione a Parigi. «Era 1930 quando un giovane Cesare Campioli arrivò a Parigi espatriato da un Paese in cui si era affermato il regime fascista. Un Paese, che tuttavia non era in guerra e in cui non si esprimeva un esplicito dissenso nei confronti del regime, e dove probabilmente non si aveva alcun motivo di temere per la propria vita. Ci si può chiedere se a questo ragazzo oggi verrebbe riconosciuto lo status di rifugiato o se invece gli sarebbe negata la richiesta d’asilo. Dunque, il primo sindaco di Reggio in un Paese libero era stato un migrante, un clandestino e un rifugiato. Credo che questa vicenda, nel suo piccolo rispetto ad altri aspetti della vita di questo importante amministratore, sia di ulteriore stimolo per una riflessione tra passato, presente e futuro e a proseguire un lavoro di ricerca e di esplorazione sulla sua figura». —

R.F.

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