Il farmacista cinese fai-da-te ora vende anche antinfluenzali
Il titolare dell’erboristeria di viale Montegrappa era già stato denunciato a dicembre per aver venduto la “pillola del giorno dopo”
REGGIO EMILIA. Dismessa la “pillola del giorno dopo”, che non poteva vendere nella sua erboristeria, si era adeguato alle richieste del mercato, vendendo antinfluenzali utilizzati dalla comunità cinese per la cura dei sintomi del Covid-19.
Non è bastata la lezione a un erborista cinese di 60 anni, residente a Rubiera, che da una decina d’anni gestisce un negozio in viale Montegrappa.
L’esercente recidivo era già stato denunciato il 19 dicembre scorso per esercizio abusivo della professione di medico farmacista e immissione in commercio di medicinali a uso umano senza la prevista autorizzazione: mentre i carabinieri forestali del Nipef cercavano di appurare che i prodotti erboristici non derivassero da specie protette come il pangolino o le ossa di tigre, erano saltati fuori altri medicinali – con scritte in cinese – destinati al consumo umano: una quarantina di farmaci veri e propri, tra i quali l’inquietante pillola del giorno dopo che evidentemente veniva venduta senza alcun controllo medico a giovani connazionali.
Stavolta il 60enne è finito nel mirino del Nas, che oltre al presunto rimedio anti-Covid hanno sequestrato diversi farmaci cinesi per un valore di 400 euro e 840 confezioni di integratori alimentari cinesi (valore 12mila euro) privi della necessaria registrazione del ministero della Salute.
Per il presunto farmacista – l’interessato si definisce tale, ma la presunta laurea conseguita in Cina non sarebbe valida in Italia – adesso è scattata un’ulteriore denuncia per reiterato esercizio abusivo della professione sanitaria di farmacista.
Codice penale alla mano, chi si macchia di tale reato rischia la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa da 10mila a 50mila euro.
All’epoca del primo sequestro (del farmaco abortivo, di psicofarmaci, antinfiammatori e regolatori cardiaci), lo stupito farmacista era stato il primo ad ammettere che quei rimedi erano destinati all’uomo: a suo avviso non c’era nulla di strano e del resto in Cina la distinzione tra medicina ufficiale e quella tradizionale non è così netta.
Nel frattempo l’indagine, ritenuta meritevole di approfondimento, è passata ai carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazione di Parma), che hanno ottenuto dalla procura di Reggio Emilia un doppio mandato di perquisizione, nell’abitazione di Rubiera e nel punto vendita del centro storico cittadino.
Sono state così scoperte cinque bustine per la cura del raffreddore, quattro tubetti di crema per le malattie fungine, due confezioni di fiale di antibatterico, una confezione di paracetamolo (l’aspirina multiuso) e sette scatole, contenenti ciascuna 24 pillole, di un antinfluenzale, alquanto sospetto e pare ricercatissimo dai clienti, di questi tempi atterriti da qualche linea di febbre. —
Am.P.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
