Il parco dello Spallanzani gioiello e covo per la droga
Realizzato negli anni Trenta, è un polmone verde curato in modo impeccabile Forse perché luogo insospettabile, è stato scelto per nascondere l’eroina
Martina Riccò
REGGIO EMILIA. Ci si cammina senza sporcarsi le scarpe con i “ricordini” dei cani. Ci si può sedere sulle panchine senza paura di rovinarsi i vestiti con il legno scheggiato. E poi non una cartaccia fuori dai cestini della spazzatura. Che, tra l’altro, sono dotati ognuno di un sacchetto accuratamente sistemato e – sembra incredibile ma è tutto vero – mezzo vuoto.
Il parco dell’ex ospedale Spallanzani è impeccabile. E forse proprio per questo è stato scelto dagli spacciatori come luogo ideale per nascondere la loro droga: domenica scorsa, infatti, un etto di eroina è stato trovato dai carabinieri in mezzo a una siepe.
Un’abitudine frequente in altre parti della città – parcheggi e pensiline di piazzale Europa, Parco del Popolo e alcune aiuole e giardini privati del centro storico – ma che qui non si era mai verificata.
«Questa scoperta ci ha molto sorpresi», commentano alcuni frequentatori del parco, che poi aggiungono: «Non abbiamo mai visto movimenti sospetti o persone poco raccomandabili». «È un posto tranquillissimo», assicura un’altra signora, che sta facendo fare un giretto al suo cagnolino: «Io vengo qui tutti i giorni», dice indicando il suo amico a quattro zampe.
Certo le persone che accedono al parco sono diverse: c’è chi corre o cammina, e magari si collega al parco delle Caprette, chi passeggia in attesa di poter accompagnare a casa parenti impegnati in visite mediche all’ospedale Santa Maria Nuova. Ci sono i dipendenti dell’ospedale in pausa, e anche chi semplicemente si riposa, o telefona, sulle panchine disposte lungo i vari sentieri.
Il parco, che si trova tra il Santa Maria Nuova e la palazzina dell’amministrazione dell’Ausl , l’ex Spallanzani appunto, è di proprietà dell’ospedale.
L’area verde è talmente apprezzata da chi lavora e vive nelle vicinanze, che ognuno si preoccupa di lasciarla in ordine, proprio come l’ha trovata. E così, ad esempio, quasi commuove vedere i sacchetti per gli escrementi dei cani buttati proprio dove dovrebbero sempre stare: nei bidoncini della spazzatura.
E poi le siepi e gli alberi potati, e la geometria riconoscibile di camminamenti e alberatura.
Il parco (basterebbe farci un salto per averne conferma) è anche molto curato dall’ospedale: oltre a essere una zona coperta dalla videosorveglianza – che probabilmente è servita per individuare e quindi recuperare il panetto di eroina trovato qualche giorno fa – nel corso degli anni è stato anche più volte esaminato per assicurarsi che fosse sicuro.
Nel 2017 un agronomo ha censito ogni singola pianta, salvando quelle sane e individuando quelle malate che, soprattutto in caso di perturbazioni, avrebbero potuto rovinare a terra abbattendosi sulle auto o sulle persone di passaggio in via Magati e viale Risorgimento. L’indagine aveva portato a recidere circa 200 esemplari, ma il taglio era stato seguito da una nuova piantumazione.
Anche il Rotary di Reggio Emilia e Val di Secchia aveva partecipato, nel 2018, all’operazione, piantando 18 nuovi gelsi bianchi a comporre un singolare rettangolo che in estate esplode di fiori e profumo.
Alberi che un tempo affollavano le nostre campagne, e che ora sono così difficili da trovare. Così come un parco pulito e ordinato. Amato, anche, come quello dello Spallanzani.
Un parco, tra l’altro, che continua a raccontare la storia della città. Realizzato negli anni ’30 del Novecento, era in origine un bosco di pini e abeti, alberi sempreverdi, che circondava il sanatorio della città. La loro funzione era quella di fornire più ossigeno possibile a chi era ospitato in quel reparto e affetto da gravi malattie dell’apparato respiratorio.
La maggior parte di quegli alberi ora non c’è più, è stata sostituita da esemplari di specie ed età diverse. A ricordare quel periodo è il muro che corre intorno al parco dividendolo – quasi per incanto – dal traffico e dallo smog di via Magati. —
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