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Immobiliare, fine corsa per la Zini e Zambelli srl

Enrico Lorenzo Tidona
Immobiliare, fine corsa per la Zini e Zambelli srl

L’azienda è stata dichiarata fallita in questi giorni dal tribunale di Reggio. Nel 2014 aveva liquidato la partecipata Sincre

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA. L’ultima vittima reggiana della crisi è la Gez 2000 srl. Tipica azienda reggiana dell’immobiliare, settore che in termini di fallimenti ha pagato però il tributo maggiore nel 2020, anno segnato dalla pandemia. Dietro la Gez 2000 c’è la vecchia denominazione della Zini e Zambelli srl, ditta edile reggiana di proprietà di Enrico Zini, ex vice presidente rispettivamente dell’Ance, del Rotary e della Cna, da lungo tempo in affari con il socio Glauco Zambelli. Un’azienda che ha vissuto alterne vicende nel settore di riferimento, diventata nel tempo un’immobiliare pura, mentre le attività di costruzione sono passate tutte in capo alla Torricella Costruzioni srl, altra azienda dei due soci lavora invece a pieno regime. La Zini e Zambelli srl aveva subito un duro colpo dalla crisi prima e poi, nel 2014, con l’esclusione dalla white list della Sincre, società che Zini e Zambelli detenevano al 50% tramite la loro omonima srl, con l’altra metà in mano invece a Saverio Bari (anch’egli ex consigliere del direttivo Ance) e Salvatore Bari tramite la ditta Fratelli Bari srl di Reggio. L’esclusione dagli appalti pubblici - in seguito a un’informativa antimafia vista la presenza nella Sincre di un lavoratore con responsabilità sui cantieri, Raffaele Dolce, procuratore speciale della ditta con responsabilità nei cantieri fino al 2013, sul quale gravavano precedenti per false fatturazioni e considerato vicino a esponenti della ’ndrangheta, soprattutto dei Ciampà, parenti acquisiti dei Dragone. Dopo la vicenda Zini e Zambelli avevano tirato un riga, mettendo in liquidazione la Sincre, che nel 2016 è scivolata poi verso un inesorabile fallimento. Nel frattempo Zini, Zambelli e Bari si erano ritrovati sotto lo stesso tetto insieme ad altri dieci soci, quello dell’ex Polveriera, area concessa dal Comune di Reggio alle coop sociali e il cui cantiere era stato oggetto nel 2015 di un incendio sulla cui natura dolosa risultarono esserci pochi dubbi. I tre, con le rispettive società, facevano parte della Costruttori srl, ditta titolare dei lavori e che vedeva quale presidente l’allora presidente dell’Ance Aldo Dall’Aglio.

Di tutt’altro segno invece la storia imprenditoriale della Torricella, azienda certificata antimafia e che si è vista rinnovare anche nell’agosto scorso l’iscrizione nella white list, che ha realizzato tra gli altri il primo mega-magazzino per la stagionatura del Parmigiano Reggiano in montagna a Montese, commissionato da Gema spa. —

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