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La "Tesla cinese" fa gola: Reggio Emilia in pista con il polo delle Reggiane

Enrico Lorenzo Tidona
La "Tesla cinese" fa gola: Reggio Emilia in pista con il polo delle Reggiane

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REGGIO EMILIA  Siamo la patria della meccanica, evolutasi poi in meccatronica, che ha attratto negli anni investimenti delle multinazionali di mezzo mondo che comprando le aziende-laboratorio reggiane si sono assicurate un pezzo di futuro anche nell’automotive. Se a questo pezzo di Motor Valley emiliana si mette sul piatto l’immensa area libera delle ex Officine Reggiane, ora in via di riqualificazione e già diventata un polo d’attrazione per imprese innovative, si può ben capire come anche a Reggio abbia delle chances da giocarsi nel rally per diventare la patria delle auto elettriche. In ballo c’è il progetto della “Tesla cinese”, cioè l’investimento straniero da un miliardo di euro ufficializzato ieri in Regione, per dare vita al polo produttivo e di ricerca dedicato alla creazione di auto elettriche sportive di alta gamma. Soldi e progetto messo sul tavolo dal gruppo cinese Faw – il più grande produttore di auto del Paese asiatico – in accoppiata con l’americana Silk Ev.

Già nei mesi addietro era trapelato il progetto di far approdare Faw alle Reggiane, ben sapendo che in ballo ci sono anche l’area ex Bugatti di Campogalliano (Modena) e Bologna con la Valsamoggia. Dettagli per ora minimi, trapelati durante l’incontro istituzionale, cui hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, il presidente di Faw, Xu Liuping, e il presidente di Silk Ev, Jonathan Krane. Per ora l’unica certezza data dall’incontro di ieri è che i cinesi hanno opzionato l’Emilia.

Si parla poi di due sedi sul territorio, una per la ricerca e l’altra per la produzione. Fatto non ancora confermato ma che potrebbe offrire la possibilità di scegliere due sedi diverse sul territorio emiliano. E qui resta in campo Reggio, che risulta giocarsela alla pari con Modena e Bologna, salvo essere una decisione a forte regia politica. Degli incontri sono già avvenuti per valutare l’arrivo di Faw nell’area non ancora occupata delle Reggiane. L’asse principale è quello tra il Comune e gli industriali reggiani, impegnati nella riqualificazione dell’ex area industriale alle porte della città, dove tra i padroni di casa c’è anche Iren, la quale a sua volta avrebbe interesse nella creazione di un polo dell’auto elettrica, visti anche gli investimenti nel settore delle rinnovabili.

Nei mesi scorsi c’era già stato un colloquio tra gli emissari di Faw e il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, accompagnato dall’amministratore delegato di Stu Reggiane, Luca Torri, con indicazioni sui desiderata da parte dell’azienda. Incontro del cui esito non si è saputo poi più nulla.

Ieri c’è stato il deciso passo in avanti dei cinesi, che hanno piantato la bandierina in Emilia ma per arrivare a una decisione serviranno mesi. Se Faw sbarcasse alle Reggiane, la Città del Tricolore balzerebbe da periferia della Motor Valley a centro della rivoluzione industriale per l’auto elettrica del futuro. Sul piatto, oltre al miliardo di euro, c’è l’impegno dell’americana Silk Ev, start-up specializzata in ingegneria e design. E qui c’è già un filo diretto con Reggio, visto che Silk ha sede provvisoria nella zona industriale di Corte Tegge, “ospitata” dalla Avl, azienda austriaca dell’automotive che qualche anno fa ha trovato casa in un’ala della sede della reggiana Landi Renzo, della quale Avl ha acquisito i laboratori di ricerca.

In pratica un mini-distretto della trazione sostenibile formato da aziende della Motor Valley reggiana. L’interesse manifestato dagli investitori nei mesi scorsi riguarderebbe sia gli spazi disponibili nelle ex Reggiane (ci sono altri 100mila metri liberi che saranno riqualificati dal Comune assieme ai privati di Intrum), sia altri spazi in città. Una realtà in concorrenza con Ferrari, Maserati o Lamborghini, tutti alla prese col complesso passaggio dal motore termico a quello elettrico.

Le Reggiane restano quindi l’unico vero risiko ancora in piedi a Reggio Emilia. I grandi progetti immobiliari sono naufragati, soprattutto quelli in stile Parco Ottavi, sepolti anche dal crollo delle grandi cooperative fallite, una volta promotrici delle grandi opere soprattutto nell’edilizia residenziale.

Ora lo sfogo per le ditte edili si chiama superbonus al 110%, mentre le istituzioni locali puntano allo sviluppo di progetti di più vasta portata economica, per attrarre anche investimenti, know-how e cervelli, creando così posti di lavoro.

Gli “azionisti” di maggioranza del progetto di riqualificazione delle Reggiane sono il Comune e Iren, che ci hanno messo i soldi e la progettualità, con inserimento poi di Unindustria, che a sua volta sta mettendo risorse e contenuti nel nuovo polo della conoscenza: dai corsi dell’università, alle aziende che hanno deciso di assicurarsi una sede nell’ex area industriale.

A doversi trasferire ci sono anche gli ordini professionali: commercialisti, architetti e ingegneri reggiani, che hanno puntato il Capannone non appena sarà pronto. Si tratta di 3. 900 metri quadrati dove saranno ospitate nove attività e dove il pezzo forte è la piazza di mille metri quadrati coperta. Un unicum a Reggio, che vuole rilanciare il quadrante nord della città con la riqualificazione delle Reggiane, dove però manca ancora un pezzo. Vale a dire quello al di là del muro costruito tempo fa e che separa l’area in via di riqualificazione con quella degli ex uffici delle Reggiane. Area di competenza però di Intrum Italia, ramo dell’omonimo colosso svedese nato nel Belpaese per occuparsi di recupero crediti. Tra questi c’è quello milionario vantato da Carisbo (ora Intesa Sanpaolo) nei confronti della Fantuzzi Immobiliare, società dell’omonimo cavaliere e che è in liquidazione da tempo, ma che porta in pancia l’area da 100mila metri quadrati oltre il muro, dove potrebbe approdare Faw. —

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