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Cala l’occupazione in Emilia-Romagna Settore informatico in controtendenza

Cala l’occupazione in Emilia-Romagna Settore informatico in controtendenza

I dati del registro imprese sul terzo trimestre 2020  Gli addetti diminuiscono del 2,6%. Regge bene edilizia

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REGGIO EMILIA. Cala anche se non in tutti i settori l’occupazione in Emilia-Romagna nel terzo trimestre 2020. A fare eccezione, ci sono gli addetti del comparto informatico. A fine settembre, gli addetti attivi in regione erano 1.698.647, ovvero 45.148 in meno (-2,6%) rispetto allo stesso trimestre del 2019. È quanto attesta uno studio di Unioncamere Emilia-Romagna su dati del Registro imprese Camere di commercio.

Macrosettori

Il dato trimestrale tendenziale regionale è stato determinato dal terziario: gli addetti sono scesi a 993.125 con una riduzione di 33.968 unità (-3,3 per cento), rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Questa flessione deriva da quella degli addetti dell’insieme degli altri servizi (tra cui l’alloggio e la ristorazione) che sono risultati 706.762 con una diminuzione di -26.804 unità (-3,7 per cento). La dinamica negativa è stata inferiore nel commercio, i cui addetti sono risultati 286.363 con un calo del 2,4 per cento (-7.164). In agricoltura sono scesi a quota 78.082 con una perdita di 4.994 unità (-6,0 per cento). La consistenza nell’industria ha subito una flessione più contenuta: 492.920 unità (-6.586 unità, -1,3 per cento), connessa però al forte calo delle attività di fornitura di personale. Infine, il settore delle costruzioni ha mostrato tenuta, anche grazie alle misure di stimolo: +0,3 per cento, +459 e 134.520 addetti totali.

Il dettaglio

Il blocco dei licenziamenti ha contenuto gli effetti sull’occupazione, ma non ha evitato che fasce di lavoratori meno protetti ne subissero gli effetti. La flessione è determinata in primo luogo dalla perdita di 8.671 addetti (-6,2 per cento) dei servizi di ristorazione, colpiti dalle misure di prevenzione, e dalla rapida caduta nei servizi di alloggio (-7.285, -18,5 per cento), ambiti nei quali stagionali sono frequenti. Notevole calo si è verificato nelle attività di ricerca, selezione, fornitura di personale (-6.158, -13,5 per cento) e uno più contenuto dalle attività di supporto per le funzioni d’ufficio e altri servizi di supporto alle imprese (-1.518 addetti, -6,9 per cento), sulle quali si è scaricata la sofferenza di disparati settori. La difficoltà di reperire personale, anche a causa delle limitazioni alla circolazione tra Paesi, ha contribuito alla riduzione di 6.019 addetti (-7,6 per cento) nella sola agricoltura. Il commercio ha risentito in misura più contenuta, con la perdita di 4.658 addetti del dettaglio (-3,1 per cento) e di 2.218 addetti dell’ingrosso (-2,1 per cento), con discrepanze al proprio interno tra piccola e grande distribuzione. Perdite più contenute in termini assoluti sono da rilevare le forti riduzioni in altri due settori: attività sportive, intrattenimento, divertimento (-1.674, -8,8 per cento) e creative, artistiche (-1.210 unità, -16,5 per cento).

crescite

Data l’importanza assunta dallo smart working, non stupisce che tra le attività che hanno registrato un aumento degli addetti nel settore della produzione di software, consulenza informatica e attività connesse (+1.714, +8 per cento). In secondo luogo, è giunto l’aumento degli addetti delle attività di servizi finanziari (1.688, +5,2). Una sensibile crescita della domanda pare avere sostenuto l’incremento degli addetti della fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica; apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione (+1.163 unità, +8,7 per cento). In sintesi, la crescita occupazionale attraversa la filiera sanitaria - dalla produzione di farmaci e apparecchi medicali fino all’erogazione del servizio - e quella legata al digitale, dalla connettività fino alla consulenza informatica. —

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