Gazzetta di Reggio

Reggio

Centomila dollari al centro Nanotech della ricercatrice Barbara Ruozi

Luca Giuseppe Murrone
Da sinistra: Barbara Ruozi, il dottor Jason Duskey, la professoressa Maria Angela Vandelli e il professor Giovanni Tosi
◗
Da sinistra: Barbara Ruozi, il dottor Jason Duskey, la professoressa Maria Angela Vandelli e il professor Giovanni Tosi

Rubiera, il suo team cerca cure nuove per le malattie degenerative: «Studiamo farmaci per il sistema nervoso centrale»

3 MINUTI DI LETTURA





RUBIERA. Nuovi fondi e un finanziamento di ben 100mila dollari dalla fondazione Creutzfeldt-Jakob Disease Foundation per un progetto di nanomedicina, ad un team del dipartimento di Scienze della vita di Unimore. Alla guida del team – che si occupa delle possibili applicazioni delle nanotecnologie in medicina, ed è capace di far cose straordinarie – c’è Barbara Ruozi, rubierese doc.

Da alcuni anni la ricercatrice guida proprio il laboratorio Nanotech del Te.Far.Ti, un centro di ricerca sulle tecnologie farmaceutiche tradizionali e innovative del Dipartimento di Scienze della vita di Unimore, che collabora con l’istituto Mario Negri, con l’obiettivo di sviluppare nuovi approcci per la terapia delle malattie da prioni. Si tratta di malattie degenerative, spesso mortali.I risultati che stanno ottenendo, con buoni riconoscimenti nazionali, sono la giusta ricompensa ai loro sacrifici e alle ricerche. A spiegare quello che fanno è la professoressa Ruozi: «Personalmente mi occupo di nanomedicina e di tecnologia farmaceutica molto innovativa, inserita in un contesto di nanomedicina e di una piattaforma dell’ateneo. In questa piattaforma ci lavora un team molto affiatato di esperti perché, anche se siamo una piccola realtà, possiamo fare grandi cose».

L’obiettivo di questo gruppo di ricercatori è quello di ampliare gli orizzonti e uscire dai contesti del singolo ateneo per espandersi a livello mondiale.Il progetto, in collaborazione con l’istituto Mario Negri di Milano, nasce nel 2018 quando il team del laboratorio Nanotech inizia a lavorare su temi di somministrazione di farmaci con nanovettori al sistema nervoso centrale. «Noi ci occupiamo, da tantissimi anni ormai, di cercare di trasferire dei farmaci a livello del sistema nervoso centrale – spiega Barbara Ruozi – perché il problema grosso del trattare le malattie che lo colpiscono è che i farmaci che abbiamo e che sono efficaci non arrivano al sistema nervoso centrale, e quindi dobbiamo trovare il modo di arrivarci».

Come lo fanno? La risposta la fornisce sempre Barbara Ruozi:«Lo facciamo con dei vettori che progettiamo noi e sono biocompatibili. Sono dei vettori nanometrici e ingegnerizzati in superficie. Sono dei veri e propri “proiettili” caricati con dei farmaci che arrivano al sistema nervoso centrale. Con questi possiamo contrastare le prionosi, quelle malattie degenerative del sistema nervoso centrale che colpiscono l’uomo e gli altri mammiferi, come ad esempio la malattia di Creutzfeldt-Jakob, la controparte umana del morbo della “mucca pazza”».

Tanto impegno e passione ma questo riconoscimento ha anche un importante valore etico. «Abbiamo responsabilità scientifica, come ricercatori e scienziati ancora maggiore, in quanto queste fondazioni sono finanziate da pazienti o da parenti di pazienti che hanno investito i loro risparmi e puntato sullo sviluppo delle nostre ricerche e ai quali risponderemo con il nostro massimo impegno, sperando di ottenere risultati sempre più rilevanti». Tra le tante passioni di Barbara Ruozi c’è anche quella per la sua Rubiera. Siede, infatti, in consiglio comunale con il ruolo di vicepresidente. «Io sono molto affezionata a Rubiera. Il mio essere a fianco del sindaco è un impegno civico per il mio paese perché, se ci tieni a qualcosa, il tempo lo si trova sempre».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google