Fdi: «Diga necessaria e irrinunciabile per l’agricoltura»
VETTO. «Apprendiamo con stupore che la vicepresidente dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, Silvia Zamboni, di Europa Verde, si scaglia contro la realizzazione della diga di Vetto, in aperto contrasto con il proprio assessore regionale all’Ambiente ed altri colleghi della medesima assemblea di cui fa parte. Per il coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia, la consigliera evidenzia una miopia ideologica e una scarsa conoscenza della realtà locale». Lo affermano Alessandro Aragona, vicecoordinatore regionale Fdi e consigliere comunale a Vetto; Alberto Bizzocchi, coordinatore provinciale Fdi e consigliere comunale a Vetto; Paolo Savina, consigliere comunale Fdi a Gattatico e consigliere nell’Unione Val d’Enza, che spiegano: «I segnali che giungevano dalla Regione in queste settimane in merito alla diga erano contrastanti: da un lato la bocciatura in commissione territorio ambiente e infrastrutture della risoluzione che voleva impegnare la giunta regionale ad abbandonare ogni indecisione sulla realizzazione della diga; dall’altra la richiesta di finanziare lo studio di fattibilità di un enorme invaso sul torrente Enza inviata dall’assessore Irene Priolo al ministero di competenza, atto che a quanto pare ha irritato non poco la consigliera Zamboni. Dai documenti stessi dell’Autorità distrettuale di Bacino del Po risulta che la diga di Vetto è indispensabile, proprio per le ragioni opposte a quelle rilanciate dalla vicepresidente dell’assemblea legislativa. Uno studio delle destinazioni d’uso dell’acqua della diga di Vetto ha determinato la disponibilità teorica di 100 milioni di metri cubi per agricoltura, 50 milioni per uso civile, più il deflusso vitale che prevede un minimo di 1 metro cubo al secondo garantito. Dopo la traversa di Cerezzola, la diga garantirebbe il minimo deflusso vitale fino al Po e assicurerebbe acqua anche al Crostolo nei periodi di secca».
«Il progetto – proseguono gli esponenti Fdi – avrebbe tra gli obiettivi anche la regolazione delle acque del torrente Enza al fine di garantire gli usi civili, industriali e irrigui, la laminazione delle piene fluviali e la produzione di energia elettrica pulita. Una centrale idroelettrica adiacente alla diga potrebbe produrre 62 gigawattora l’anno di energia pulita per circa 30mila famiglie. Solo qualche anno fa i consorzi di bonifica investivano annualmente circa 2 milioni di euro per lo sfruttamento di 20 milioni di chilowatt di corrente elettrica per il solo sollevamento di acqua ad uso irriguo alla derivazione di Boretto; con il rischio per le imprese agricole emiliane di perdere competitività rispetto alle dirette concorrenti lombarde, piemontesi, venete. La multiutility emiliana dell’energia, obbligata a utilizzare le torri piezometriche, nel solo bacino dell’Enza consuma annualmente circa 23 milioni di chilowatt per il sollevamento e la denitrificazione delle acque di falda ad uso acquedottistico, spendendo oltre 2 milioni di euro all’anno, a carico degli utenti. Le esperienze di altre località, citiamo Ridracoli in Romagna, hanno dimostrato come quei territori abbiano avuto uno sviluppo economico considerevole, collegato alle attività ricettive, ricreative, agronomiche, sportive, turistiche. Intere comunità montane potrebbero trarne vantaggi enormi. La diga di Vetto rappresenta una risorsa irrinunciabile per rispondere alla domanda agricola di acqua irrigua della pianura e del territorio pedecollinare parmense e reggiano, in particolare durante le stagioni siccitose: Fdi si batte da anni affinché sia realizzata. Il gruppo di Fratelli d’Italia rimanda al mittente le accuse di fare parte di un ipotetico “partito del cemento”, considerando che le nostre istanze sono particolarmente sentite e condivise in tutta la Val d’Enza, richieste verso le quali la consigliera Zamboni dimostra poca sensibilità». —
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