Gazzetta di Reggio

Reggio

NOVELLARA 

I Sikh protestano per la riforma agraria «L’India penalizza i piccoli agricoltori»

Alessandro Cagossi
I Sikh protestano per la riforma agraria «L’India penalizza i piccoli agricoltori»

Iqbal Singh: «Sembra una cosa lontanissima da noi, ma avrà ripercussioni anche sui chi è qui in Italia. Molti di noi infatti hanno terre proprie in Punjab» 

2 MINUTI DI LETTURA





NOVELLARA. «La comunità Sikh appoggia le proteste degli agricoltori indiani che si oppongono alla riforma agraria del governo nazionalista, presieduto dal primo ministro Narendra Modi, esprimendo grande preoccupazione per gli esiti che la riforma potrebbe avere per le sorti di milioni di piccole aziende agricole indiane».

È quanto fa sapere Iqbal Singh, uno dei rappresentanti della comunità Sikh nel Reggiano. E aggiunge: «Quella riforma, apparentemente così lontana, in realtà ha un forte impatto sulla comunità Sikh italiana e reggiana. La maggior parte di noi qui nel Reggiano lavora la terra, ma molti di noi possiedono terreni nella regione del Punjab, nel nord-ovest dell’India».

La contestata riforma, approvata nel settembre dello scorso anno, liberalizza il mercato agricolo: prima gli agricoltori indiani potevano vendere, a un prezzo fisso, i loro raccolti allo Stato. Adesso possono vendere a chiunque e a qualsiasi prezzo, per cui – dicono i piccoli coltivatori – le nuove regole favorirebbero i grandi gruppi che ora potranno imporre i loro prezzi, inevitabilmente verso il basso, a svantaggio dei più piccoli. Il sindacato chiede che venga ritirata la legge o che venga stabilito almeno un prezzo minimo fisso per tutelare il profitto degli agricoltori, la catena più debole di tutta la filiera.

La fine della tutela governativa sui prezzi agricoli in un Paese dove il 70% delle famiglie dipende dall’agricoltura ha fatto scattare estese mobilitazioni e scioperi sostenuti da partiti di opposizione, associazioni della società civile e alcuni ordini di professionisti. In attesa di emendamenti in parlamento, la Corte suprema indiana ha temporaneamente sospeso la riforma agraria, in attesa di sancire se la legge, fatta con l’obiettivo di trasformare radicalmente il settore agricolo, sia costituzionale.

Conclude Singh: «Molti dei nostri familiari rimasti in Punjab sono piccoli agricoltori che da sempre riescono ad organizzarsi tra di loro, cooperando per salvaguardare i loro profitti. La riforma favorisce le grandi multinazionali, mette in crisi e scardina il mercato agricolo tradizionale, mette fuori gioco lo stato nella regolazione del mercato agricolo, a differenza di quanto succede in tutto il mondo, dove i governi tutelano con sussidi i loro mercati agricoli. Ecco perché protestiamo». —

Alessandro Cagossi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google