Albertini: «Ditta già al lavoro per il ripristino ambientale»
Toano. È diventato un caso l’arrivo nel greto del Dolo di tubi e porzioni delle condutture che raccolgono l’acqua rilasciata dalla centrale di Farneta. Ieri mattina il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici, Romano Albertini, ha preso contatto con la ditta che ha in carico la struttura, realizzata nel 2014, e che sta già intervenendo per riparare le condutture. «Abbiamo subito voluto chiedere informazioni e tempistiche per il ripristino delle tubazioni, e soprattutto il ripristino ambientale sul letto del Dolo. L’impresa sta già provvedendo a togliere i tubi danneggiati, per poi posare quelli nuovi. Saranno anche realizzate nuove difese spondali in tutto il tratto che ha subito danni – spiega – La previsione è di concludere i lavori entro la primavera. Attualmente sul Dolo è già visibile un grande dispiego di uomini e mezzi al lavoro che ci confortano sul fatto che queste previsioni potranno essere rispettate».
«Questa centrale è stato un progetto approvato durante l’amministrazione del sindaco precedente, ma di cui condividiamo il senso e gli obiettivi. Inoltre le risorse che arrivano attraverso questa infrastruttura hanno consentito di realizzare interventi importanti, ad esempio la sostituzione di buona parte dell’illuminazione pubblica con lampade a led» spiega. Intanto però c’è chi ha fatto notare alcuni difetti nelle condutture, come Giovanni Onfiani, tecnico che per una delle più importanti imprese italiane del settore. «Non si discute l’intenzione del progetto, ma l’esecuzione dei lavori – chiarisce – Non si capisce perchè invece di tubi in acciaio con spessori e diametri appropriati, siano invece stati scelti tubi in vetroresina, molto meno resistenti alla pressione e agli stress generati. È inaccettabile che siano stati usati tubi collegati ad innesto invece di tubi collegati tramite saldatura, che i tubi siano posati privi del dovuto rivestimento (gunite) che oltre a proteggerli, funge da zavorra appesantendo il tubo e mantenendolo in posizione corretta sul fondo scavo. Così come è inaccettabile che le quote di posa della condotta siano state a profondità irrilevante nonostante è risaputo che il moto di un fiume in piena aggredisce molto in profondità qualsiasi servizio che non sia protetto correttamente». «La società che ha svolto l’esecuzione del progetto e la direzione lavori sono responsabili della situazione e dovrebbero essere obbligati al ripristino dei luoghi a costo zero» chiude. —
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