Le soluzioni contro le piene dell’enza
VETTO. L’Autorità di bacino del Po ha elaborato anche una valutazione finalizzata a gestire il rischio di alluvioni dell’Enza. Il tutto, considerando gli studi recenti sulla vallata, dal bacino montano all’asta arginata, passando per l’asta incisa (tratto intermedio): lo studio del 2018-19 per aggiornare le analisi idrogeologiche (Arpae Simc) e idrauliche (Università di Parma) e lo studio 2020 promosso per verificare gli scenari di miglioramento della capacità di deflusso e di allagamento a tergo delle arginature (Università di Parma).
Tra le azioni di difesa c’è l’abbassamento dei piani golenali che nel tempo hanno subito significativi fenomeni di sedimentazione, al fine di aumentare la capacità di deflusso (stimata in circa 1,5-2 milioni di metri cubi). Altre azioni di miglioramento del deflusso: la gestione della vegetazione in alveo per ridurre la scabrezza (l’attitudine a presentare resistenza al moto dell’acqua); l’arretramento degli argini nei tratti più critici al fine di aumentare la capacità di deflusso; l’adeguamento del sistema difensivo nei tratti di minor “franco di sicurezza” attraverso interventi puntuali di rialzo e ringrosso nei tratti aventi un minor “franco arginale”. Inoltre, si propongono azioni di potenziamento della capacità di laminazione, cioè azioni necessarie a garantire, nei tratti arginati, il non superamento della portata limite e la gestione controllata di eventi superiori. Per il tratto inciso, in seguito all’abbassamento dell’alveo buona parte delle superfici non vengono interessate dalle piene, e la mancata espansione genera il trasferimento verso valle di portate maggiori. —
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