Sono 101 le associazioni ancora attive in Italia
Organizzano attività culturali e sociali ma anche tanto sport Le persone associate sono complessivamente 87mila
REGGIO EMILIA. «La più grande impresa del tempo libero operante in Italia». È così che si presenta l’associazione nazionale del Dopolavoro ferroviario. E i numeri lo confermano. Al 31 dicembre 2018 (come riporta il volume pubblicato nel 2019 in occasione dei 95 anni della fondazione del Dopolavoro ferroviario), gli associati erano 87.045: di questi, 39.237 ferrovieri in servizio; 12.612 ferrovieri pensionati e 35.196 frequentatori.
Tutte queste persone hanno partecipato alle varie attività suddividendosi in 552 gruppi: chi si è dedicato ad iniziative culturali, chi ha deciso di praticare le più diverse discipline sportive, chi ha optato per attività socio-assistenziali. Del funzionamento di questa complessa macchina organizzativa si occupano 135 dipendenti diretti delle associazioni territoriali e numerosi volontari che, con il loro impegno quotidiano, riescono a fornire assistenza, supporto e servizi di qualità ai soci.
Inoltre ci sono 851 dipendenti impiegati in attività che sono gestite da soggetti terzi (impianti sportivi, bar, ristoranti, teatri, cinema) e che contribuiscono in modo significativo alle economie dei territori, formando tutte insieme una “impresa del tempo libero” che a vario titolo e con diverse modalità impiega quasi mille persone.
Il Dopolavoro ferroviario ha nel suo patrimonio genetico il viaggio, la scoperta e la socialità del turismo e, ancora oggi, pur in un mercato dominato da grandi aziende internazionali che hanno quasi cancellato i piccoli operatori tradizionali, il Dopolavoro ferroviario è in grado di far scoprire l’Italia e il mondo ai suoi soci: nel 2018 (sempre secondo la pubblicazione del 2019) sono stati 22.560 quelli che hanno viaggiato con l’associazione. Il Dopolavoro ferroviario fu istituito con il regio decreto n. 1908 del 25 ottobre 1925 con lo scopo di «promuovere il sano e proficuo impiego, da parte degli agenti ferroviari, delle ore libere dal servizio, con istituzioni atte a sviluppare le capacità fisiche, intellettuali e morali». Con la legge n. 527 del 22 marzo 1928 fu autorizzata la spesa per realizzare la sede centrale del Dopolavoro ferroviario a Roma in via Bari, dove l’associazione si trova ancora oggi. Attualmente in Italia si contano 101 associazioni locali dislocate in 170 città.
Nel 2000 è stata fondata la società Patrimonio Dopolavoro ferroviario con il compito di acquistare alcuni degli immobili di Ferrovie dello Stato, per salvaguardarli, e di gestire tutti i rapporti locativi con Ferrovie dello Stato, i Dopolavoro ferroviari territoriali e i privati in sublocazione (che si occupano della gestione dei ristoranti, attività, impianti sportivi) dall’altra. Anche l’ex sede del Dopolavoro ferroviario reggiano, che si trova in via Eritrea, di proprietà di Ferrovie dello Stato, è gestita dalla società Patrimonio Dopolavoro ferroviario. —
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