«Interventi sull’Enza indispensabili Due le ipotesi per il nuovo invaso»
Ruffini: «Ci riconosciamo nello studio dell’Autorità di bacino» Manari: «Ragionevole utilizzare le possibilità che offre»
vetto. «Non si può certo ridurre il piano presentato dall’Autorità di bacino sulla risorsa idrica dell’asta dell’Enza, a diga sì o diga no. Si tratta di un’indagine accurata e approfondita, che nasce dalla presa d’atto degli effetti del cambiamento climatico, sulla necessità di una serie di interventi complessi e articolati, ma necessari, per dare una prospettiva di sviluppo, in termini di approvvigionamento di acqua e nel rispetto dell’ambiente, ai territori coinvolti. È inoltre un’indagine nella quale io per primo e tutti i sindaci della montagna, ci riconosciamo».
l’ok del sindaco
È Fabio Ruffini, sindaco di Vetto, delegato dall’Unione a seguire la complessa vicenda degli interventi sul torrente che solca Appennini e Val d’Enza, componente del gruppo di lavoro che nel 2017 ha dato il via libera all’indagine che la Regione ha affidato all’Autorità di bacino e recentemente conclusa (presentata ieri dalla Gazzetta), a dare un sostanziale via libera alla serie di interventi, dai più piccoli a più importanti, da effettuarsi nell’arco di almeno un quindicennio, per garantire acqua agli agricoltori della collina e della pianura e alla popolazione, in costanza di temperature costantemente in aumento e periodi siccitosi prolungati.
«L’indagine, al quale seguirà lo studio di fattibilità più specifico e dettagliato e per il quale sono stati chiesti 5 milioni e mezzo al governo – prosegue Ruffini – presenta una strategia a più livelli per garantire l’approvvigionamento idrico partendo da azioni per contenerne la dispersione, interventi per ripristinare le infrastrutture già esistenti; mi riferisco alle piccole del Parmense, per esempio, e quella di Lagastrello dell’Enel, a Ventasso, in via di dismissione. Invasi che però non sono sufficienti a garantire la riserva idrica necessaria, fino a prevedere un nuovo invaso per una raccolta di acqua tra i 25 e 30 milioni di metri cubi che rappresenterebbe la soluzione definitiva».
Ed è qui, appunto, che entra in campo il territorio di Vetto. «Le ipotesi di un nuovo invaso ci sono e sono due – spiega il sindaco di Vetto – e insistono sempre nel nostro territorio: una prevede la diga in località Le Gazze, l’altra alla cosiddetta Stretta di Vetto, in un territorio più vicina al capoluogo. Sarà lo studio di fattibilità a indicare la localizzazione migliore. Parallelamente inizieranno indagini che hanno l’obiettivo di valorizzare i territori sui quali incideranno gli interventi per uno sviluppo dell’occupazione anche in termini turistici».
Le proposte dei territori, da quelle degli enti locali fino a quelle delle associazioni e delle categorie, verranno raccolte e discusse in un tavolo apposito che sarà aperto quando il “Contratto di fiume” – questo il nome – sarà firmato.
falda in sofferenza
D’accordo ad affrontare la questione risorsa idrica e il problema del cambiamento climatico anche il sindaco di Ventasso Antonio Manari, presidente dell’Unione della montagna.
«Quello della siccità e della difficoltà degli agricoltori della pianura ad approvvigionarsi di acqua è un problema che esiste ed è evidente. Per irrigare i campi i contadini pompano acqua dal Po o dai pozzi che diventano sempre più profondi e l’acqua sempre più difficile da raggiungere. E contestualmente impoveriscono la falda. È certamente più ragionevole utilizzare le possibilità che il torrente Enza offre, con interventi misurati e nel rispetto massimo possibile dell’ambiante. Una scelta che è stata fatta nel momento nel quale è stato messo nel cassetto il progetto della maxi diga Marcello. Sul resto discuteremo quando sarà il momento».
Bisogna ragionare
Più propenso a una riflessione accurata sulla necessità di nuovi interventi sull’asta dell’Enza, è il sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini che non nega certo la situazione critica provocata dalla siccità e dal cambiamento climatico, ma consiglia prudenza.
«È evidente – spiega – che qualcosa va fatto per evitare di mettere in ginocchio gli agricoltori della collina e della pianura, ma credo sia necessario ragionare, prima di tutto, sulle infrastrutture che sono già esistenti prima di realizzarne di nuove, con il rischio di perdere definitivamente un patrimonio ambientale importante e che può garantire la sopravvivenza della montagna». Bini due possibilità le ha in mente: «Si possono utilizzare – conclude il sindaco di Castelnovo Monti – la diga di Lagastrello nel territorio di Ventasso e le casse di espansione di Montecchio che non mi risulta siano state messe in funzione spesso. Si potrebbero allagare e utilizzare». —
Cristina Orsini
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