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L’appello 

Otto sindaci reggiani firmano la petizione per riaprire le regioni

A.V.
Otto sindaci reggiani firmano la petizione per riaprire le regioni

Nella lettera al Governo si chiede di «prevedere la possibilità di spostamento entro un limitato raggio chilometrico a prescindere dai confini geografici»  

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REGGIO EMILIA. Ci sono anche le firme di otto sindaci di comuni reggiani sulla lettera indirizzata agli organi di governo superiori nella quale circa 70 primi cittadini delle province di Piacenza, Cremona, Lodi, Parma, Reggio Emilia e Mantova chiedono che dal prossimo decreto vengano eliminati i limiti tra le Regioni, consentendo quantomeno gli spostamenti tra Comuni confinanti o entro un raggio chilometrico. La missiva - che ha avuto come destinatari Presidente del consiglio dei ministri, ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, ministro degli Interni, ministro dello Sviluppo Economico, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, commissario straordinario gestione emergenza Covid-19, presidente Regione Emilia-Romagna e presidente Conferenza delle Regioni, oltre ai presidenti delle Regioni Lombardia e Veneto, dell'Associazione nazionale Comuni Italiani (Anci), di Anci Emilia-Romagna e Anci Lombardia, dell'Unione Province d’Italia Upi, di Upi Emilia-Romagna e Upi Lombardia - è stata firmata dai sindaci di Boretto Matteo Benassi, di Brescello Elena Benassi, di Gualtieri Renzo Bergamini, di Guastalla Camilla Verona, di Luzzara Elisabetta Sottili, di Reggiolo Roberto Angeli, di Rolo Luca Nasi e di Ventasso Antonio Manari, tutti comuni in stretta connessione con regioni confinanti.

«Senza sottovalutare i rischi sanitari connessi all’epidemia Covid, ancora presente in una fase acuta – si legge nella lettera inviata ieri – si rendono necessarie azioni urgenti per limitare le conseguenze negative per attività commerciali che rischiano diversamente di chiudere per sempre i battenti, nonché per evitare la progressiva alimentazione di tensioni sociali dovute a perdite di posti di lavoro e a mancate relazioni tra le comunità confinanti».

I sindaci firmatari chiedono pertanto di «prevedere la possibilità di spostamenti delle persone entro un limitato raggio chilometrico o, in alternativa, da/verso Comuni confinanti e collegati, indipendentemente dalla Regione di appartenenza e dalla dimensione dei Comuni, eventualmente previo accordo tra i Comuni medesimi e le Regioni di appartenenza, con la supervisione delle Prefetture competenti; la valutazione dovrà essere operata alla luce dell’andamento epidemiologico dei territori interessati». Oltre a questo, i sindaci chiedono anche «agevolazioni fiscali e/o ristori per le attività economiche più colpite aventi sede nei comuni confinanti e collegati con altra regione e che dimostrino di essere state particolarmente penalizzate da questa situazione, prendendo quindi a riferimento non tanto i codici attività Ateco e il periodo di chiusura degli esercizi, quanto piuttosto l’effettivo calo di fatturato riscontrato negli ultimi mesi.

Dall’inizio della pandemia da Covid-19 uno degli aspetti più rilevanti posti in essere dal Governo centrale è stato proprio il divieto di spostamento tra regioni. Nell’ultimo decreto del 14 gennaio è indicato espressamente il divieto di ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni, salvo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. Nello stesso documento è prevista la possibilità di spostamenti, nei limiti indicati e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, solo per i comuni con popolazione non superiore a 5mila abitanti e con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia. Una situazione indubbiamente penalizzante per le attività commerciali delle zone di confine, la cui attività è caratterizzata da forti interazioni socio economiche con realtà territoriali situate a pochi chilometri. —

A.V.

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