Reggio sul podio del riciclaggio Nel 2020 superate le mille segnalazioni
In regione solo a Bologna e Modena si registrano più casi Il colonnello Moro della Finanza: «Massima attenzione»
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. Reggio Emilia sale dal quarto al terzo posto a livello regionale (dopo Bologna, con 1.852, e Modena con 1.060), per numero di segnalazioni di operazioni di sospetto riciclaggio: se nel corso del 2020 nella penisola italiana si è registrato un nuovo picco di segnalazioni, pari a 113.187 (+7% rispetto al 2019), nella nostra città sono state 1.005, rispetto alle 900 del 2019, registrando un balzo del +11,7%.
È il dato estrapolato dal rapporto 2020 fresco di pubblicazione dell’Uif (Unità di informazione finanziaria) – un’autorità di intelligence italiana con funzioni di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo istituita nel 2007, indipendente ma in seno alla Banca d’Italia – dalla guardia di finanza di Reggio Emilia, guidata dal colonnello Edoardo Moro.
L’Uif riceve l’insieme delle operazioni sospette e, dopo una prima analisi, le riversa per approfondimenti alla Dia (Direzione investigativa antimafia), se si sospetta la mano della criminalità organizzata, oppure al Nucleo speciale di polizia valutaria (Nspv) della guardia di finanza, con sede a Roma, dove il colonnello Edoardo Moro ha lavorato per cinque anni: la specialità “gira” poi le segnalazioni alle Fiamme gialle provinciali.
Un fenomeno, quello del riciclaggio, che non può che destare allarme a Reggio Emilia, confermatasi, come ha additato l’operazione Billions, capitale della frode fiscale e delle fatture false.
«Billions non si è mai arrestata, l’inchiesta si allarga a macchia d’olio e a breve ci saranno ulteriori sviluppi – spiega il colonnello Moro – È chiaro che fatture false e reimpiego (quindi il riciclaggio) sono due facce della stessa medaglia, un circolo vizioso di inquinamento del tessuto economico sano. Le segnalazioni sono fondamentali, perché ci consentono di mappare e circoscrivere il fenomeno. E l’aspetto della quantità non è secondario: più vengono segnalate operazioni sospette più è presumibile supporre un incremento del riciclaggio, che può senz’altro subire accelerazioni in questa particolare congiuntura economica».
Si tratta di “segnali spie” che vengono ritenuti preziosi in una funzione preventiva di questa fase delicata di crisi, come hanno dimostrato i dati impressionanti sul calo di fatturato delle aziende reggiane. «In prospettiva, una ripartenza economica comporterà disponibilità di capitali che le ditte in difficoltà non possiedono, diventando così facili prede di coloro che possiedono liquidità illecita – prosegue il comandante reggiano delle Fiamme gialle –. L’attenzione dev’essere massima e la guardia di finanza è in prima fila».
Chi volesse riciclare in periodo Covid come si orienterebbe?
«Comprerebbe aziende in crisi: penso al settore turistico, alberghiero e della ristorazione, le attività che sono rimaste ferme tanto tempo o che hanno riaperto e chiuso a seconda della “colorazione” Covid, perciò adesso hanno sete di liquidità. Sulla carta sono queste le attività a caccia di nuovi soci: il rischio molto forte è che dietro al cambio societario o alla cessione dell’attività si nasconda il riciclaggio. Ci stiamo concentrando su questi settori e su ogni forma di inserimento di liquidità terza: da parte di chi e con quale modalità giunge il denaro è il fronte caldo».
Fronte che le Finanza tiene monitorato a più livelli, tramite «il filo diretto con la Camera di commercio, la collaborazione il mondo dei professionisti non finanziari, gli enti nazionali e perfino mediante segnalazioni dall’estero. Ad esempio stamattina sul mio tavolo c’è il caso di un’azienda della provincia reggiana che riceve bonifici esteri con causali generiche: è arrivata dalla Fiu, il corrispondente del nostro Uif. Può essere un falso allarme, in ogni caso va verificato». —
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