Violenze in famiglia Dalla Cassazione pene confermate per i tre pakistani
La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati Il sindaco: «Il nostro intervento ha scongiurato il peggio»
Boretto. La sentenza è definitiva: i tre cittadini pakistani autori di pesanti maltrattamenti ai danni delle mogli e dei dieci figli, dovranno scontare le condanne (per due imputati a 2 anni e 8 mesi e una da 4 anni e 4 mesi) e pagare le spese processuali. Questa la decisione della corte di Cassazione che mercoledì ha dichiarato, inoltre, inammissibili i ricorsi degli imputati (due fratelli e un cugino rispettivamente di 37, 48 e 50 anni).
Una vicenda che aveva particolarmente colpito l’opinione pubblica per la sua crudeltà e aveva visto emergere una situazione di forte omertà da parte delle vittime, intimorite nel denunciare i soprusi. Gli accertamenti hanno dimostrato che i tre maltrattavano le loro mogli in presenza dei figli minori e gli stessi minori con continue vessazioni fisiche e psichiche.
«Gli imputati – spiega l’avvocato di parte civile, Valeria Miari – hanno dimostrato la più totale indisponibilità nel versare i risarcimenti previsti e per questo motivo mi sto adoperando per effettuare pignoramenti presso soggetti terzi. Una vicenda di grande sofferenza nella quale è stato cruciale il ruolo dei servizi sociali, che hanno lavorato molto per dialogare con queste vittime sul piano culturale».
Nell’ambito di questa vicenda, il Comune di Boretto si è costituito parte civile nel processo e, insieme all’Unione Bassa Reggiana, ha assistito sin dall’inizio le vittime degli abusi. «È con grande soddisfazione che apprendiamo questa notizia – afferma il sindaco, Matteo Benassi – non per senso di rivalsa nei confronti degli imputati, la cui condotta violenta è evidentemente deprecabile, ma per la certezza di aver operato da subito per il bene di queste mamme e dei loro bambini. La suprema Corte ci dice che abbiamo fatto bene, che il nostro intervento ha scongiurato esiti peggiori. Molto spesso di fronte a casi di femminicidio e di violenza famigliare si sottolineano le omissioni, i mancati interventi di chi poteva o doveva agire. In questo caso il raccordo fra amministrazione pubblica, strutture sanitarie, carabinieri, polizia locale e servizi sociali comunali e unionali ha consentito di prevenire conseguenze fatali per le vittime e di condannare i carnefici. Un doveroso ringraziamento vada anche agli avvocati Simone Servillo e Monica Nassisi che ci hanno aiutato in questo percorso. La costituzione di parte civile del nostro ente vuole essere un segnale politico forte e chiaro in un periodo storico in cui i servizi sociali sono messi troppo spesso in discussione».
«In questi anni intorno alle vittime – aggiunge l’assessora al Welfare, Silvia Saracca – si è creata una rete di servizi e istituzioni pronta ad accoglierle e sostenerle. Mamme e figli spaventati, disorientati, sgretolati. Era nostro dovere proteggere queste donne e questi bambini che per gran parte della loro vita hanno conosciuto solo odio e violenze, non potevamo fare altrimenti. Purtroppo il passato non si cancella e il percorso è ancora lungo, ma ci auguriamo che, avendo offerto loro protezione e aiuto, possano ritrovare un briciolo di serenità e fiducia nel futuro». Significativo, infine, l’intervento della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati intervenuta con sostegni concreti a favore delle vittime per contribuire ai progetti di autonomia messi in campo dal Comune di Boretto e dall’Unione Bassa Reggiana. —
A.V.
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