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«Manca la mia cicatrice», Bellini “smonta” il video con due nuove fotografie

dall'inviato Evaristo Sparvieri
«Manca la mia cicatrice», Bellini “smonta” il video con due nuove fotografie

La Primula Nera a sorpresa rilascia una dichiarazione al processo mandanti. E il suo avvocato chiede una nuova perizia sul fotogramma girato in stazione

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BOLOGNA. Una piccola cicatrice sotto il labbro inferiore che non compare nella foto estrapolata dal Super8 girato in stazione dal turista Harold Polzer la mattina del 2 agosto 1980, una delle principali prove su cui si basa l’accusa. «Quella cicatrice ce l’ho sin da piccolo», dice a sorpresa Paolo Bellini, nella sua finora unica e sintetica dichiarazione spontanea rilasciata a porte chiuse davanti al gup, Alberto Gamberini. È soprattutto su questo dettaglio – con la richiesta di una perizia su due nuove foto depositate dalla difesa, ma già presenti agli atti – che si è concentrato Manfredo Fiormonti, difensore della Primula Nera ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, nella quarta udienza preliminare del processo mandanti sulla strage in stazione.
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L’accusa

Bellini – che si è sempre dichiarato estraneo all’attentato – è accusato dalla Procura generale di essere il quinto uomo della strage, colui che portò la bomba. Secondo l’accusa – rappresentata dai magistrati Umberto Palma e Nicola Proto, e dall’avvocato generale, Alberto Candi – agì in concorso con i Nar condannati e con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi. Questi ultimi, deceduti, sono ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori. Presente ieri in aula a Bologna, la Primula Nera reggiana è in attesa dell’esito della richiesta di rinvio a giudizio a suo carico avanzata dalla Procura generale, che nel 2017 ha avocato a sé il fascicolo della Procura ordinaria, ottenendo la riapertura delle indagini dopo il proscioglimento del 1992, revocato a maggio 2019. Nell’udienza dell’1 febbraio, la Procura generale aveva messo in fila tutti gli elementi a carico di Bellini, ricostruendo il fiume di soldi legato al crac del Banco Ambrosiano e usato per finanziare la strage, gli ormai noti rapporti fra il padre di Paolo Bellini, Aldo, e l’allora procuratore di Bologna, Ugo Sisti, gran parte della lunga carriera criminale della Primula Nera reggiana (a cominciare dalla militanza in Avanguardia Nazionale ai tempi dell’omicidio Campanile), passando per le relazioni con altri gruppi dell’eversione nera (come i Nar e Terza posizione) e per l’alibi al Passo del Tonale, vacillato con le nuove indagini anche attraverso la testimonianza della sua ex moglie, che ha riconosciuto in Bellini il volto estrapolato dal Super8 girato in stazione la mattina dell’attentato.

La difesa

Un quadro indiziario che ieri l’avvocato Fiormonti ha cercato di smontare partendo proprio dal Super8, tra gli elementi che hanno consentito di riaprire l’inchiesta insieme a rivelazioni del processo di Palermo Stato-Mafia sui rapporti fra lo stesso Bellini e Sergio Picciafuoco (definitivamente assolto dalla strage, ma di certo presente in stazione il 2 agosto), a un’intercettazione ambientale carpita a Carlo Maria Maggi, ex leader di Ordine Nuovo, e all’appunto nell’agenda sequestrata a Gilberto Cavallini (dove associato a Bellini compare il nome Giorgio, con l’annotazione “10/81 R.E. Tent. om.”). Argomenti messi in discussione dalla difesa.

La perizia

«Abbiamo chiesto che venga visionato bene il video – spiega Fiormonti –. Bellini ha una cicatrice e la consulenza della Procura dice che non è possibile prelevarla dal filmato. Noi riteniamo invece di sì e abbiamo chiesto un accertamento al giudice. Bellini ha semplicemente detto che questa cicatrice ce l’ha da sempre». L’intervento di Fiormonti è durato un paio d’ore, portando all’attenzione del gup anche ulteriori elementi, in relazione al rapporto fra Bellini e Sisti e fra la Primula Nera e Picciafuoco, puntando a nuove interpretazioni sull’imponente materiale probatorio dell’accusa, comprese le numerose sentenze sullo stragismo in Italia e quanto emerso dalle commissioni parlamentari. «In questa fase non si può arrivare a una completa certezza sulle responsabilità di Bellini prendendo spunto da altre sentenze e tanto altro – aggiunge Fiormonti –. Siamo stati a quanto ricostruito dalla Procura generale e dalle parti offese, ma non è che tutto possa ricadere su Bellini. Questi elementi di prova allo stato degli atti li riteniamo inidonei a portare un giudizio nei suoi confronti». Sulla richiesta di una nuova perizia, il gup deciderà nella prossima udienza, il 15 febbraio. —

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