Gazzetta di Reggio

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la lotta alla ’ndrangheta 

Grimilde, il processo si spezza in tre filoni Muratore vuole i danni

Tiziano Soresina

Truffe del riso e dei pc: si va in aula a Mantova e Bergamo Parti civili anche Cadelbosco Sopra e Avviso Pubblico 

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Tiziano Soresina

reggio emilia. Il rito ordinario di Grimilde si spezza in tre tronconi, perché dopo due ore di camera di consiglio il collegio giudicante ha deciso che per due imputazioni di truffa – di cui una con l’aggravante mafiosa – la competenza territoriale sia Mantova e Bergamo.

Come sollevato dai difensori, sono due le precise accuse che ora verranno giudicate lontano da Reggio Emilia.

Saranno processati, in tribunale a Mantova, Claudio Roncaia, Massimo Scotti e Salvatore De Vivo: la vicenda (inquadrata da luglio a fine ottobre 2015) è quella della “Riso Roncaia Spa” di Castelbelforte, azienda mantovana che – secondo la ricostruzione della Dda di Bologna – si era rivolta all’organizzazione ’ndranghetista, finendo poi nelle sue grinfie e coinvolta in una truffa su un finanziamento Agea (che la impegnava a fornire migliaia di tonnellate di riso). Non riuscendo ad ottemperare l’obbligo di fornitura, era stato prodotto un atto falso che certificava la rottura di un compressore per chiedere una proroga. Per trovare una società disponibile a redarre un falso verbale di intervento si erano mossi Giuseppe Caruso (ex presidente del consiglio comunale di Piacenza come esponente Fdi nonché ex funzionario dell’ufficio dogane sempre della città emiliana) e il fratello Albino Caruso. I due fratelli sono già stati condannati nell’udienza preliminare di Bologna. Mentre compariranno davanti al tribunale di Bergamo chi è accusato di un’altra truffa, ma aggravata dal metodo mafioso. Per la pm Beatrice Ronchi sono cinque i coinvolti in questa storia, di cui tre (Salvatore Grande Aracri, Claudio Bologna e Matteo Pistis) già giudicati in udienza preliminare. Quindi, per competenza territoriale, si difenderanno nel palazzo di giustizia orobico solamente Filippo Bonfiglio e Martino Taverna. Per la Dda a cavallo fra il novembre 2018 e il gennaio 2019 venne truffata la ditta Ak Informatica di Azzano San Paolo (Bergamo): per un ordine di 70 computer portatili (49mila euro il valore) venne presentata a garanzia del pagamento una falsa fideiussione. Quando la merce era già stata consegnata, i referenti dell’azienda si accorsero di essere stati truffati.

Essendo cambiata la composizione della Corte – ora presieduta da Giovanni Ghini, a latere le colleghe Silvia Guareschi e Donatella Bove – sono state ripresentate le tre nuove richieste di costituzione di parte civile che riguardano un muratore, il Comune di Cadelbosco Sopra e l’associazione Avviso Pubblico-Enti locali e regionali contro le mafie. Richieste poi accolte dai giudici. «Questa tipologia d’associazione mafiosa – rimarca il legale Salvatore Tesoriero – altera le radici e i frutti del vivere civile di cui il Comune di Cadelbosco Sopra ne è difensore». Si torna in aula a metà marzo. —

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