All’oratorio le foto scattate dai ragazzi ai tempi del Covid
Un’idea degli educatori, finanziata dalla Pastorale, per provare a superare i limiti alla socializzazione imposti dalla pandemia
GUASTALLA. “Coronavirus, i ragazzi sono in giro!” è il titolo della mostra fotografica frutto di un laboratorio di fotografia organizzato all’oratorio “Don Bosco” all’interno del progetto “Oratorno”, finanziato dalla Pastorale giovanile diocesana e dalla Fondazione Manodori.
«Durante la pandemia le strutture degli oratori hanno dovuto chiudere – spiega Federico Carnevali, educatore – ma siccome l’oratorio non è solo le mura, ma anche le relazioni che gli educatori e gli adulti della comunità instaurano con i ragazzi, queste non potevano essere fermate. Certo, possiamo limitare i momenti e le occasioni di incontro, ma non è possibile eliminarli: con i preti don Nildo e don Giovanni ci siamo chiesti come poter “fare oratorio” anche in tempo di pandemia con tutte le dovute attenzioni sanitarie».
Così è nata l’idea di fare un laboratorio di fotografia coinvolgendo quattro adolescenti di Guastalla che frequentavano l’oratorio: Ludovica Bisi, Balraj Singh, Manpreet Kaur e Martina Santachiara, ai quali è stato chiesto di raccontare come hanno vissuto il lockdown. Sostenuti dal fotografo-storyteller Andrea Mainardi, da Luca Cattani, presidente del teatro Mamimò, e dall’educatore stabile Carnevali, i ragazzi sono partiti dalle loro narrazioni per poi associarle a immagini da fotografare in giro per Guastalla. Ne è nata una mostra di dieci pannelli che è stata esposta sulle finestre dell’oratorio. Ogni fotografia ha dietro un vissuto, una storia dei ragazzi da custodire perché nella negatività del momento si ha il dovere di fare memoria e di migliorare come persone e come società.
«I frutti del progetto non si esauriranno nella mostra, ma produrremo anche un libretto che raccoglierà tutti e 24 gli scatti selezionati, i quali saranno abbinati proprio alle frasi e ai pensieri che i ragazzi hanno condiviso – ha spiegato ancora Carnevali –. Ci sono vari modi di affrontare la pandemia e i sacrifici che questa ci sta chiedendo: ci sono ragazzi che durante la notte di Capodanno hanno deciso di fare danni nel centro storico di Guastalla e chi, invece, ha deciso di condividere la noia e la paura trasformandola così in energia positiva e bellezza artistica. A noi adulti spetta il compito di custodire e valorizzare questa Bellezza. Gli oratori di Guastalla non è vero che sono chiusi, sono aperti e vivi nelle relazioni che instauriamo con i giovani. Non è importante il luogo o la struttura ma lo sguardo di bene gratuito con cui abbiamo il coraggio di guardare i ragazzi che sono il futuro della nostra comunità. Coronavirus, ci dispiace ma chi divide prima o poi perde». —
M.P.
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