«Alleanza con i ragazzi per guardare al problema con uno sguardo nuovo»
Scendono in campo sport, scuola, cultura servizi sociali e volontariato L’assessore Raffaella Curioni«Tutta la città è chiamata a partecipare»
REGGIO EMILIA. «Non voglio champagne, voglio una chance». È con un verso trap – la musica prediletta dai giovani, quella “figlia” del rap che descrive la realtà senza addolcire nemmeno la pillola più amara – che il sindaco Luca Vecchi e gli assessori Raffaella Curioni (Educazione, sport e creatività giovanile), Daniele Marchi (Welfare), Lanfranco De Franco (Partecipazione e volontariato), Annalisa Rabitti (Cultura e pari opportunità) e Nicola Tria (Legalità e coesione sociale) spiegano l’importanza di intervenire per contrastare il disagio giovanile.
«Il progetto “Chance” – spiega Curioni – scende in campo con politiche giovanili trasversali e fa una chiamata a tutta la città. Lo fa con servizi che si avvalgono di competenze e strumenti consolidati negli anni, ma che oggi hanno bisogno di uno sguardo nuovo, perché ci troviamo di fronte a un’emergenza educativa accelerata dalle condizioni di didattica a distanza e dalla privazione dei servizi del tempo libero».
La pandemia ci sta lasciando due parole molto significative e allo stesso tempo impegnative: distanza e isolamento. «Due elementi – spiega l’assessore Marchi – che cercheremo di superare seguendo un movimento che invece avvicini e metta insieme le persone. In termini di politiche sociali, questo si traduce da un lato nel tema della prossimità, andando cioè a incontrare e costruire relazioni con i ragazzi nei contesti dove i ragazzi vivono, dall’altro prendendosi cura delle relazioni e dei legami di comunità, a partire dalle famiglie e dalle reti del territorio».
Tante e diverse le problematiche a cui si cercherà di dare risposta: la dispersione scolastica, lo sbocco di situazioni di disagio personale in atteggiamenti violenti e aggressivi, ma anche l’incapacità relazionale e persino la paura a uscire di casa. «È il fenomeno dei cosiddetti hikikomori – spiega Marchi – ragazzi che non escono più e vivono l’isolamento sociale in una dimensione patologica, nei confronti dei quali stiamo lavorando con competenze specifiche». Solo da inizio anno, i Poli sociali territoriali di Reggio ne hanno preso in carica qualche decina.
L’universo dei giovani è multiforme e sfaccettato, mutevolissimo. Per questo il Comune ha deciso – dopo una elaborazione durata mesi – di presentare un progetto che abbia anime così differenti al suo interno. C’è la dimensione dei quartieri («Dove si trovano soggetti fondamentali per aiutarci a leggere i giovani e trovare risposte ai loro bisogni» dice l’assessore De Franco), quella importantissima dello sport e della scuola, quella della cultura: «Dai giovani – commenta l’assessore Rabitti – siamo pronti a lasciarci incantare».
«Questo progetto è un ponte verso le nuove generazioni – conclude il sindaco – che nessuno qui demonizza. È una richiesta di alleanza per costruire insieme un futuro migliore». —
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