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Reggio Emilia, minacce di morte e svastiche all’incontro online di Arcigay

E.Spa.
Reggio Emilia, minacce di morte e svastiche all’incontro online di Arcigay

Un gruppo di neofascisti si è intrufolato in una videochat fra due gruppi trans Presentata una denuncia: «Non ci passeremo sopra, episodio da condannare»

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REGGIO EMILIA. Si sono intrufolati nella riunione sulla piattaforma Zoom, impossessandosi dello schermo. Poi hanno cominciato a scrivere insulti e minacce di morte, disegnando svastiche naziste e simboli fallici. Un raid omotransfobico e neofascista durato pochi minuti, ma sul quale il presidente Arcigay Gioconda, Alberto Nicolini, invita a non abbassare la guardia. E per questo ieri pomeriggio si è recato nella sede della polizia postale di Reggio Emilia, per presentare formale denuncia.

È quanto avvenuto lunedì sera, mentre su Zoom – uno dei software più usati per organizzare videoconferenze – era in corso una videochat di socializzazione fra il gruppo trans Reggio Emilia di Arcigay Gioconda e il gruppo trans di Bologna, alla quale erano collegate circa una trentina di persone da tutta Italia.

Nel corso dell’incontro, che era stato pubblicizzato sulle pagine social dell’associazione, almeno una decina è riuscita a intrufolarsi nella riunione online.

Gli accessi erano regolati da un moderatore, che di volta in volta accettava gli utenti all’interno della chat.

Ma, dopo essersi presentati con nickname comuni, i responsabili del raid hanno cambiato improvvisamente i loro nomi, sostituendoli con epiteti di richiamo fascista, come a esempio “iosonofascio”.

Dalle loro postazioni, gli autori del blitz omotransfobico hanno poi preso possesso dello schermo, scrivendo insulti, minacce e svastiche su una lavagna magnetica.

Alcuni di loro, senza mascherina, si erano inoltre radunati in un gruppetto di quattro persone davanti allo schermo, tutti senza mascherina. E, secondo le stime dell’associazione, sono almeno una decina le persone che avrebbero preso parte all’iniziativa, alcuni incappucciati e altri a volto scoperto. Nel giro di pochi minuti, il moderatore è riuscito a buttare fuori dalla chat i responsabili delle minacce, facendo ripartire l’incontro.

Non prima tuttavia di aver fatto qualche screenshot, diffuso poi ieri sui social per denunciare l’accaduto e finito anche all’attenzione della polizia postale, dove Nicolini si è recato dopo aver parlato con i legali di Arcigay e dopo un confronto con i legali dell’associazione.

«Non ci passeremo sopra – avverte Nicolini – non è una bravata di ragazzini, perché abbiamo riconosciuto un uomo che avrà avuto sui 50 anni. Questo fenomeno si chiama “zoom bombing” ed è sempre più diffuso in Italia. Va condannato. Tanti partecipanti ci sono rimasti male e hanno paura perché si erano mostrati col loro volto». —

E.Spa.

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