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Nel mirino i racconti di Palamara Taormina denuncia alcuni magistrati

Nel mirino i racconti di Palamara Taormina denuncia alcuni magistrati

Citato anche il giudice Morlini. Il legale: «Si accertino le responsibilità di chi partecipò alla riunione all’hotel Champagne»

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reggio emilia. «Ho depositato presso i carabinieri di Roma perché la trasmettano alla Procura di Perugia la denuncia contro i magistrati responsabili dei fatti narrati da Palamara nonché di quelli emergenti dalle note chat». L’ha annunciato – ieri – tramite una nota l’avvocato Carlo Taormina, spiegando che la denuncia riguarda «i singoli episodi di abuso di ufficio consumati in violazione della legge che prevede l’obbligo di far derivare nomine e promozioni dalle inderogabili comparazioni di merito». Per le nomine in questione Taormina ha sollecitato l’autorità giudiziaria anche a «dichiarare la nullità degli atti e cautelarmente l’inibitoria dei magistrati promossi o nominati all’ulteriore esercizio delle funzioni attualmente espletate in piena illiceità».

Tra le nomine portate da Taormina all’attenzione dell’autorità giudiziaria ci sono quelle relative alle procure di Roma, Napoli, Reggio Calabria, Palermo, Milano e Perugia, e del «Direttore nazionale antimafia».

Per quanto riguarda Roma in particolare l’avvocato chiede di accertare «possibili fattispecie di corruzione».

Nello specifico il suo riferimento è la vicenda della riunione notturna all’hotel Champagne di Roma del 9 maggio del 2019, in cui si incontrarono 5 consiglieri del Csm poi dimessisi, fra cui la toga reggiana (al tempo presidente della Quinta Commissione competente sulle nomine), i politici Luca Lotti e Cosimo Ferri, e lo stesso Palamara.

Riunione in cui si affrontò il discorso sulla nomina del procuratore capo di Roma.

Il tutto ricostruito tramite le intercettazioni captate dal trojan inserito nel cellulare di Palamara (su di lui stava indagando la Procura di Perugia).

«Nella mia denuncia rientra anche quanto avvenne all’hotel Champagne. In generale, ho presentato questa denuncia per puro spirito di civismo – aggiunge Taormina – pur sapendo che il sistema della magistratura è quello del passato e non farà nulla per modificarlo».

Il noto legale ha anche sollecitato l’autorità giudiziaria a verificare se tra il Consiglio superiore della magistratura (Csm) e l’Associazione nazionale magistrati (Anm) vi siano «sinergie per la gestione della cosa pubblica, sotto il profilo delle nomine, delle promozioni, dei procedimenti disciplinari, in guisa da integrare un’associazione per delinquere».

Dal luglio scorso Morlini si sta difendendo davanti alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura: nel mirino cinque ex membri di Palazzo dei Marescialli – Luigi Spina, la toga reggiana (il giudice civile è rientrato al lavoro nel nostro palazzo di giustizia in attesa dell’esito), Antonio Lepre, Paolo Criscuoli e Corrado Cartoni – che si dimisero dell’organo di governo autonomo delle toghe a seguito della “bufera” scaturita dall’inchiesta di Perugia.

Di recente sono state ammesse tutte le prove richieste dalle difese – il magistrato reggiano è difeso dal professor Vittorio Manes – disattendendo la richiesta di esclusione di alcune testimonianze sollevate dalla Procura generale della Cassazione.

Sempre le difese hanno messo in dubbio l’utilizzabilità delle intercettazioni nel procedimento. Sulla questione, dunque, dovrà pronunciarsi il collegio disciplinare.

Da sempre Morlini sostiene che «ciascuna delle decisioni è stata da me presa in piena coscienza ed in perfetta autonomia, senza condizionamento alcuno dalla politica, dall’esterno o da chicchessia; e si tratta tra l’altro di decisioni distoniche rispetto a pretesi accordi raggiunti al di fuori dell’attività consiliare di cui si parla in alcuni articoli di stampa». —

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