Gazzetta di Reggio

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L’OPERAZIONE DELLA POLIZA 

Tutti i nomi degli arrestati della banda dei “ladroni” Ieri i primi interrogatori

Ambra Prati
Tutti i nomi degli arrestati della banda dei “ladroni” Ieri i primi interrogatori

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Una processione di difensori e una litania, da parte degli indagati, della formula “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Questo l’esito scontato degli interrogatori di garanzia, iniziati ieri alle 14 e proseguiti fino a sera, delle due organizzazioni criminali di georgiani e ucraini (i primi professionisti dei furti in abitazione, i secondi con il ruolo di principali ricettatori) che la polizia ha arrestato nell’ambito dell’operazione “Kanonieri kurdi”. Le bocche cucite, da parte degli indagati, sono il frutto di una precisa strategia difensiva da parte degli avvocati: poiché la corposa ordinanza, costituita da 680 pagine, è stata depositata ieri mattina, nessun legale ha avuto il tempo materiale di studiarsi il faldone. E poiché per i 62 indagati totali le accuse sono pesanti – associazione a delinquere finalizzata finalizzata a furti, rapine, ricettazione, riciclaggio, documenti falsi e immigrazione clandestina, con l’aggravante della transnazionalità – la cautela è d’obbligo. Partita nel 2015 da un’intuizione della polizia per “scavare” sul singolare monopolio dei georgiani nei colpi seriali in abitazione e nella disponibilità di ingenti quantità di gioielli d’oro, l’indagine si è dilatata a dismisura. Sono state 62 le misure cautelari (58 in carcere e 4 ai domiciliari) richieste e ottenute dal pm Isabella Chiesi e firmate dal Gip Andrea Rat. Reggio Emilia, definita nelle intercettazioni “casa nostra”, era l’epicentro, il punto di partenza o di arrivo per le scorribande nel nord Italia (113 gli episodi contestati, 55 dei quali nel reggiano) dei professionisti, con una struttura piramidale in grado di fornire appoggio logistico, batterie “fresche” in 24 ore, documenti falsi e con un proprio canale di ricettazione. A Reggio sono state arrestate 22 persone.

Nel carcere della Pulce, durante gli interrogatori affrontati dal Gip Rat, sono comparsi, più che altro per confermare le proprie generalità, diciassette indagati: Shalva Androsian, 33 anni, Lasha Arkania, 41 anni, Ramaz Chanturia, 58 anni, Makari Lamanidze 46 anni, Kote Mirotadze, 50 anni, Mevlud Mirotadze, 55 anni, Shorta Natchkebia, 43 anni, Rati Rekhviashvili, 33 anni, Levan Sharabidze, 43 anni, Bela Tsirekidze, 37 anni (l’unica donna dietro le sbarre), Levan Tutarashvili, 30 anni, Ramazi Zarnadze, 47 anni, Giorgi Beriashvili, 27 anni, più quattro ucraini (Petro Chmil, 57enne, Vasyl Shlemko, 44enne, Vasyl Shlemko, 42enne e Petro Shlemko, 46enne), difesi dagli avvocati Nicola Tria, Federico Bertani, Giuseppe Caldarola, Franco Beretti, Mattia Fontanesi, Massimiliano Pergetti e Zeppelli di Modena. Per il diciottesimo arrestato Karl Svobodny detto Anton, 40 anni, di falsa nazionalità ceca, domiciliato a Reggio ma già detenuto nel carcere di Prato dove è stato raggiunto dall’ulteriore misura, l’atto dovuto si svolgerà in Toscana.

È fissata per venerdì prossimo la seconda tranche degli interrogatori per i quattro che si trovano agli arresti domiciliari: Irma Basiladze, 48 anni, Maia Gogotishvili, 43 anni, Arkadi Mariya Kitsul detta Masha (ucraina di 50 anni) e Arkadi Raibuli, 49 anni. A parte l’ucraina, che gestiva una ditta di import export, si tratta di georgiani “puliti”, con un lavoro regolare, che secondo gli inquirenti avrebbero fornito ospitalità ai malviventi. «Difendo la signora Irma, che fa la badante e ha dovuto interrompere l’assistenza a ben tre anziani – preannuncia l’avvocato Giovanni Tarquini – Andremo a chiarire la nostra posizione». —

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