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«Alcolisti, le riunioni ora sono on line I nuovi ingressi così non si possono fare»

Adr.Ar.
«Alcolisti, le riunioni ora sono on line I nuovi ingressi così non si possono fare»

L’Acat, attiva da quasi 30 anni, traccia il bilancio dell’attività «Avanti senza intoppi, ma pesa la distanza fisica»

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CASALGRANDE. Una presenza costante sul territorio, per far fronte a un problema che coinvolge tante famiglie. Da quasi tre decenni a Casalgrande opera la sezione locale di Acat, l’Associazione club alcologici territoriali, realtà che offrono consulenze, ascolto e sostegno a persone alle prese con la dipendenza da alcol.

Pochi giorni fa Regina Zanetti, vicepresidente dell’associazione Acat di Casalgrande, ha fatto il punto assieme al Comune, sui portali dell’ente, su questi 27 anni di presenza. I primi passi sono dovuti a Luciano Ruozzi, operatore Sert che nel 1992 decide di aprire il primo club a Scandiano, seguito nel 1994 dal club casalgrandese e dalla nascita dell’associazione. Ora Acat è presente anche a Rubiera, Castellarano e Carpineti oltre che nelle due sedi originarie.

Da chi è composta? Da esperti per esperienza, per così dire. «Siamo famiglie al cui interno sono presenti persone che hanno il problema con l’alcol. La nostra attività, con l’eccezione dello stop parziale dovuto all’emergenza Covid, si organizza principalmente attraverso incontri settimanali, sempre alla stessa ora e nello stesso luogo, con un numero massimo di dodici famiglie», racconta la Zanetti. L’obiettivo del club «è accompagnare nel cambiamento dello stile di vita le famiglie che vi prendono parte e lavorare per affermare un cambiamento culturale sul territorio: partendo dall’uscita dal problema con l’alcol, proponiamo un discorso sulla sobrietà a 360 gradi, ad esempio anche per quel che riguarda altre dipendenze che ci possono essere all'interno della famiglia». Oltre a questo percorso «di cambiamento di stile di vita, organizziamo una scuola alcologica territoriale in tre moduli: il primo per diffondere informazioni su tutto ciò che è legato al problema dell’alcol, il secondo di approfondimento specifico, il terzo con serate rivolte al pubblico. Organizziamo anche corsi di sensibilizzazione specifici per diventare “Servitori Insegnanti” di club a cui possono partecipare sia membri di club che persone esterne. Abbiamo inoltre momenti conviviali come la cena di Natale o il pranzo estivo con “La festa delle famiglie”».

Il Comune di Casalgrande mette normalmente a disposizione sale e spazi per le riunioni e cerca di supportare l’associazione per aumentare i contatti, «aumentare le famiglie che frequentano e moltiplicare quindi i club, per dare aiuto anche a quei casi che non emergono». Un lavoro che richiede discrezione, attenzione e che solitamente viene svolto in presenza. Un requisito non facile da soddisfare nei mesi del distanziamento forzato, in cui è stato necessario trovare strade alternative, non sempre facili da percorrere: «Durante l’emergenza siamo pian piano arrivati a fare tutte le riunioni online o al telefono: restiamo tutti in contatto, ma chiaramente è una situazione molto diversa da quella che si crea con la condivisione in presenza. A Casalgrande riusciamo ad andare avanti senza intoppi particolari, purtroppo però sappiamo che in altri contesti questa separazione fisica, e la chiusura in casa, hanno determinato delle ricadute. Altro aspetto negativo riguarda le famiglie che volevano entrare nel club, ma non hanno potuto farlo a causa del Covid». —

Adr.Ar.

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