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L’Asp in profondo rosso a causa del Covid si prepara a rinnovare il consiglio

Evaristo Sparvieri
L’Asp in profondo rosso a causa del Covid si prepara a rinnovare il consiglio

Dopo il buco da 525mila euro, le perdite stimate sono ora 1,2 milioni di euro. Marchi: «Imposteremo un nuovo corso»

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Evaristo Sparvieri

REGGIO EMILIA. Alla fine, secondo le stime dell’assessore al Bilancio e al Welfare, Daniele Marchi, la perdita complessiva si potrebbe aggirare intorno a 1,2 milioni, praticamente raddoppiata rispetto al buco da 525mila euro messo a bilancio nel consuntivo 2019. La pandemia affossa ancora di più i conti di Asp-Città delle Persone, la partecipata del Comune che gestisce in primo luogo servizi residenziali per anziani, settore messo letteralmente in ginocchio dall’emergenza Covid, colpito sia in termini di decessi che di risorse economiche. È in questo difficile scenario che si troverà ad operare il prossimo consiglio di amministrazione della partecipata, nella quale per la prima volta da dieci anni a questa parte non siederà l’attuale presidente Raffaele Leoni, in scadenza di mandato da ormai un mese e – raggiunta da tempo l’età pensionabile – non più candidabile per il nuovo incarico. Con la decadenza del cda, termina il proprio mandato anche Maria Teresa Guarnieri, che ha già trovato una nuova destinazione, azzerando di fatto tutti i vertici dell’Asp, che ora dovrà voltare completamente pagina.

LA SELEZIONE

Il Comune – che detiene il 96,90% delle quote – ha già aperto la selezione per il passaggio di consegne, pubblicando nei giorni scorsi un avviso per ricevere candidature – prorogato fino al prossimo 22 febbraio – in funzione della designazione dei nuovi componenti del consiglio di amministrazione, che successivamente daranno vita alla prossima governance. Una governance che si troverà a prendere in mano una situazione economica complicata, aggravata ulteriormente dagli effetti della pandemia, che fra sanificazioni e misure anti-Covid hanno fatto schizzare alle stelle i costi di mantenimento delle strutture riducendo invece drasticamente i ricavi. Solo in termini di rette degli utenti, i minori ricavi per il 2020 sono stati pari a 2,5 milioni, senza alcun ristoro.

I CONTI

Per il 2019, il bilancio parlava di una perdita di 525.929 euro su un volume di circa 30 milioni di ricavi. Ma già qualche mese dopo il via libera al consuntivo, nel novembre 2020 il piano programmatico per il 2020, 2021 e 2022 indicava previsioni di uno squilibrio di 1.348.925,91 euro, determinato da minori entrate per 1.124.723,98 euro e maggiori spese per 224.201,93 euro. E indicando nel successivo assestamento di bilancio del Comune, in programma nel dicembre scorso, uno dei momenti in cui l’arrivo di nuove risorse ministeriali avrebbero potuto ridurre il deficit. A dicembre, il Comune stanziò nuovi contributi per circa 2,1 milioni, poi altri 300mila euro, non riuscendo tuttavia ad arginare il profondo rosso.

IL RIENTRO

«L’attuale consiglio è in prorogatio tecnica da metà gennaio – spiega l’assessore Marchi – Con l’assemblea Asp di gennaio, abbiamo deliberato che in primavera, in sede di consuntivo 2020, bisognerà costruire anche un piano di rientro. E abbiamo attivato una task force congiunta Comune-azienda per individuare i nodi su cui lavorare. Le tappe verranno definite in primavera con l’assemblea di bilancio».

Nel piano programmatico 2020-2022, di fatto già attivato, fra le misure indicate figuravano la razionalizzazione di costi, l’esternalizzazione di servizi di cucina e di magazzino alimentare, l’assorbimento in altre attività, anche conferite dai soci, di personale non idoneo o con limitazioni, un’eventuale esternalizzazione di altri servizi da individuare con l’amministrazione comunale.

«In fase di pre-consuntivo, nel 2020 la perdita stimata è superiore al milione nel 2020. C’è sui conti un effetto Covid: un fattore esterno che ha impattato sui gestori della non autosufficienza in modo pesante. È chiaro però che siamo anche di fronte a una grande opportunità per Asp, che è il principale soggetto pubblico del Comune nei servizi per il welfare, perché la pandemia ha innescato la necessità di una riforma delle Rsa e delle Cra, con una residenzialità che va ripensata, rivedendo in modo più appropriato i servizi». Per Marchi, «le persone che verranno scelte nel nuovo cda dovranno interpretare questo nuovo corso e impostare un nuovo modello di servizi che penso possa rappresentare una sfida stimolante nonostante le tante difficoltà del settore, a livello locale e nazionale». —

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