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Prostituzione nel club Condannati i gestori I legali: Non sapevano

Tiziano Soresina
Prostituzione nel club Condannati i gestori I legali: Non sapevano

Nel 2016 lo scoop delle Iene dentro il circolo Giano Bifronte I difensori di Beretti e Ascari annunciano ricorso in Appello

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Tiziano Soresina

reggio emilia. Condannati per favoreggiamento della prostituzione e per aver tollerato che nel locale si esercitasse il meretricio.

Stiamo parlando di Guido Beretti e Davide Ascari che nel 2016 erano rispettivamente presidente e vicepresidente del circolo “Giano Bifronte”.

Ieri pomeriggio i due imputati non erano presenti alla lettura della sentenza emessa dal gup Andrea Rat: per entrambi un anno di reclusione e 240 euro di multa, ma con sospensione condizionale della pena. Concesse le attenuanti generiche prevalenti sulle attenuanti. Il pm Giacomo Forte aveva chiesto una condanna leggermente più severa (un anno e quattro mesi di reclusione, sempre con pena sospesa). Il “Giano Bifronte”, dopo essersi chiamato anche “Le bugie di Sara”, è uno dei nomi con cui era conosciuto il “GuidoBaldo” di via Brigata Reggio, cioè il circolo privato finito nel 2016 al centro del servizio shock delle Iene: un'inchiesta televisiva che, con una telecamera nascosta, aveva svelato nel locale la presenza di ragazze che offrono prestazioni sessuali a pagamento. Proprio nello stesso palazzo del comando della polizia locale di via Brigata Reggio, dove tutti sembravano non sapere nulla. «Sai cosa c'è qua dentro? Un bordello», afferma senza mezzi termini in video una delle ragazze. Ha il volto oscurato, come tutti i protagonisti del servizio.

Nel processo le difese avevano chiesto entrambe l’assoluzione. «Attenderemo le motivazioni della sentenza – dice l’avvocato Antonio Sarzi Amadè che tutela Beretti – poi valuteremo se fare ricorso. Il mio assistito si professa innocente: in tutti i night c’è il privè, e lui non poteva immaginare cosa succedesse lì dentro. In questi locali talvolta gli uomini comprano il tempo di una donna come accompagnatrice e ragazza-immagine, ma lui di ciò che poteva accadere dopo non ne sapeva nulla. E dallo sfruttamento a lui contestato non ha comunque tratto guadagno». Parla già di ricorso in Appello l’avvocato Liborio Cataliotti che difende Ascari: «La responsabilità è tutt’altro che provata. Ascari sostiene che non sapeva nulla di ciò che accadeva e aggiungo una domanda: se nessuno del personale è imputato, perché il mio assistito lo è? Perché lui avrebbe dovuto sapere dell’attività di prostituzione e gli altri no?». —

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