I quattro ai domiciliari ieri davanti al giudice
Misure meno pesanti per le figure considerate marginali Per una badante ucraina confermati gli arresti
REGGIO EMILIA. Ieri mattina, in tribunale, hanno quasi tutti rimediato una misura meno pesante, l’uomo e tre le donne coinvolti nell’operazione “Kanonieri kurdi” della Squadra Mobile, che erano stati messi ai domiciliari. Operazione che ha smantellato due organizzazioni criminali di georgiani e degli ucraini (i primi professionisti dei furti in abitazione, i secondi con il ruolo ancillare di principali ricettatori) che avevano come base Reggio Emilia per le loro scorribande notturne in tutto il nord Italia. Partita nel 2015 l’indagine si è conclusa con 62 misure cautelari, delle quali 22 eseguite a Reggio. Tutti sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata a furto, rapina, ricettazione, riciclaggio, documenti falsi e immigrazione clandestina e con l’aggravante della transnazionalità.
Dopo gli interrogatori di garanzia, svoltisi mercoledì scorso in carcere con l’ausilio di interpreti, ieri mattina in tribunale ha avuto luogo l’interrogatorio di garanzia a carico dei quattro ai domiciliari: figure marginali, ritenute coinvolte dagli inquirenti perché offrivano appoggio logistico in uno dei 33 appartamenti in città.
Davanti al Gip Andrea Rat e al pm Isabella Chiesi si sono presentati Arkadi Raibuli, 49 anni, Irma Basiladze, 48, Lia Makhviladze, 50, Arkadi Mariya Kitsul detta Masha, ucraina di 50 anni. Arkadi Raibuli, difeso dall’avvocato Francesca Guazzi, ha chiarito gli aspetti che lo vedono indagato per le sue frequentazioni; i domiciliari sono stati riconvertiti nella misura dell’obbligo di firma, con l’autorizzazione a recarsi al lavoro. Irma Basiladze, 48 anni, difesa dagli avvocati Giovanni Tarquini e Carmine Migale, ha reso un lungo interrogatorio: la badante, finita nel mirino per un appartamento in affitto e un’auto a lei intestata usata dai malviventi, si è detta estranea alla vicenda e ha cercato di chiarire le telefonate che la riguardano risalenti al luglio 2016. Resta ai domiciliari, ma è autorizzata a uscire per lavoro. Lia Makhviladze, legali Mario Di Frenna e Lucia La Rocca, ha fornito la sua versione dei fatti dichiarandosi innocente: la donna ha spiegato che l’appartamento che l’ha inguaiata lo aveva affittato a un connazionale con la famiglia, scoprendo solo in seguito che invece ci vivevano due uomini poco raccomandabili, tanto da indurla a disdire il contratto e da allora, dal 2016, non avrebbe più avuto alcun contatto con gli indagati. Il giudice ha ritenuto verosimile questa versione corroborata da documenti e, venuta meno la gravità indiziaria, ha revocato la misura, dopo il parere positivo espresso dallo stesso pm: la 50enne è libera.
L’ucraina Arkadi Mariya Kitsul detta Masha, badante, è l’unica che si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Gli inquirenti ipotizzano che lei avesse un ruolo nella spedizione dei pacchi in madrepatria, che sarebbero stati una “copertura” per ricettare l’oro dei furti. Tuttavia, ha fatto presente il difensore Alessio Fornaciari, alla sua cliente viene contestato un solo episodio emerso da una intercettazione telefonica del 2015; si tratta di una posizione da vagliare attentamente. Per lei confermati i domiciliari. —
Am.P.
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