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il bando regionale 

In arrivo altri tre milioni di euro a sostegno del terzo settore

In arrivo altri tre milioni di euro a sostegno del terzo settore

La vicepresidente Schlein «Così arriviamo a otto milioni stanziati nell’ultimo anno» Amico (Er-Coraggiosa) «Bene, ma non basta»

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REGGIO EMILIA. Dopo i 3,2 milioni messi a disposizione dal bando della scorsa estate, arrivano nuovi aiuti al terzo settore dalla Regione Emilia-Romagna, con l’apertura di un secondo bando da tre milioni di euro. Le risorse, di provenienza statale (nello specifico dai fondi messi a disposizione delle Regioni dal ministero del Lavoro e Politiche sociali), serviranno per coprire le spese sostenute dagli enti durante il lockdown. L’obiettivo è quello di dare continuità all’attività ordinaria degli enti, garantendo l’adeguamento e la prosecuzione di servizi messi a rischio dalla pandemia. Beneficiarie sono dunque le organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale presenti su tutto il territorio, purché iscritte ai rispettivi registri previsti dalla normativa.

I contributi vanno da 2.500 fino a 10mila euro per ogni realtà, e serviranno per far fronte alle spese sostenute durante l’emergenza: affitto, acquisto di dispositivi di protezione individuale, igienizzazione degli ambienti, costi per il personale. Per fare domanda, c’è tempo dal primo al 31 marzo. «L’intervento – sottolinea la vicepresidente regionale con delega al welfare, Elly Schlein – si somma ad altri quattro bandi finanziati dalla Regione nell’ultimo anno in risposta all’emergenza Covid per un totale di risorse stanziate che superano gli otto milioni».

Si tratta di un provvedimento importante, conferma Federico Amico, consigliere regionale di Emilia-Romagna Coraggiosa, «a cui però dovranno seguirne altri per accompagnare la ripartenza». Non solo dal punto di vista del sostegno economico, ma anche progettuale. «Fortunatamente – spiega Amico – molte delle associazioni interessate sono inserite in una dinamica di rete che potrebbe supportarle nel rilancio e nell’innovazione. Dopo aver garantito la loro futura sussistenza, è indispensabile guardare anche alla prospettiva, perché la pandemia impone anche un aggiornamento complessivo fatto di nuove aggregazioni e nuove attività, la cui cifra continuerà a essere quella della prossimità». Il terzo settore è infatti un tessuto capillare a cui i cittadini si rivolgono per il tempo libero e il volontariato. «Un tessuto – dice Amico – che sul nostro territorio è anima dei quartieri, dei paesi e delle frazioni, anche quelli più isolati, che altrimenti non avrebbero alcuna occasione di socialità. Fino a oggi non hanno avuto nemmeno la possibilità di fare come gli esercizi commerciali, ovvero aprire i servizi di somministrazione ai propri soci, mentre continuano a gravare su di loro oneri e costi».

Non è cambiato nulla neanche con il passaggio dell’Emilia-Romagna in zona gialla. I circoli non hanno potuto riaprire le porte. La questione ha riguardato anche le Commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera. Inammissibile per entrambe l’emendamento che chiedeva, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, la ripresa della somministrazione di alimenti e bevande nei circoli.

«Differenze – prosegue Amico – che stanno mettendo in ginocchio molte di queste realtà e tantissime rischiano di non riaprire più». —

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