Gazzetta di Reggio

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il progetto a Le Querce 

«La Diocesi lì non vuole costruire Gravi quelle accuse contro di me»

E.L.T.;
«La Diocesi lì non vuole costruire Gravi quelle accuse contro di me»

Il vescovo Camisasca mostra amarezza verso i sacerdoti e i diaconi che hanno firmato l’appello

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REGGIO EMILIA. Il vescovo di Reggio ferma la colata di cemento che deve finire sull’area di 150 mila metri quadri a sud del Conad Le Querce, fra le vie Francia, Inghilterra e Unione Sovietica. Un’area divisa fra una dozzina di proprietari, con il 70 per cento di proprietà della società Acquario, facente capo a Claudio Campani e alla famiglia Ghiaroni di Modena, e della Diocesi.

Ora, con un colpo di penna, Massimo Camisasca cancella quel progetto, indirizzando parole chiarificatrici alle associazioni dei cittadini contrari alla cementificazione, quanto dure a diaconi e sacerdoti che hanno firmato il duro appello contro il progetto rimasto per ora solo sulla carta.

«Affermare che la Diocesi di Reggio Emilia–Guastalla abbia intenzione di attuare un progetto di sviluppo edile su un’area coltivata a sud di Reggio Emilia non corrisponde a verità – scrive in risposta il vescovo Camisasca – Non solo non vi è questa intenzione, ma non vi è nemmeno un atto che vada in questa direzione: non vi è un progetto, non vi è un tecnico incaricato e non vi è alcun iter amministrativo in tal senso».

Poi, con un altro colpo di penna, il vescovo usa parole nette come non mai nel suo incarico a Reggio, che lo ha visto assurgere da leader spirituale e riferimento per la politica cittadina. «Creare disinformazione è una colpa grave – tuona – Non ho mai rifiutato un confronto con nessuno. Proprio perciò chiedo rispetto per me e per le persone che lavorano per la nostra Chiesa con impegno e passione».

«Si tratta di un progetto di cui Reggio non ha assolutamente bisogno e che collide con le indicazioni regionali e le recenti strategie Ue» era l’affermazione nella lettera delle associazioni, firmata anche da don Eugenio Morlini, don Emanuele Benatti e don Daniele Simonazzi, così come dagli Sposi per il Servizio, dai Servi della Chiesa, da Laudato sì-Unità pastorale della Beata Vergine della Neve e di Laudato sì-Novellara, uniti per fermare il cosiddetto progetto Ta-7, che prevede la costruzione di settemila metri quadrati di edilizia residenziale e commerciale, per un totale di 87 appartamenti, un nuovo supermercato e un parcheggio.

«Sono sinceramente contento della vostra attenzione all’insegnamento di Papa Francesco in campo ambientale, quale espresso nella Laudato Si’ – è l’attacco della lettera di risposta del vescovo – È un testo che condivido interamente e che ritengo faro per il mio ministero, come ho scritto nel libro “Abita la terra e vivi con fede” e ho espresso nelle tante conferenze svolte su questo tema, di cui l’ultima a Casa Cervi. Mi stupisce, perciò, che tutto questo non sia stato tenuto presente nel cercare la verità in merito ai temi esposti nella vostra lettera, prima di accusare il vescovo e la sua curia. Il rispetto verso il creato include anche il rispetto verso le persone e le istituzioni. Durante il mio ministero a Reggio Emilia, non ho mai intrapreso iniziative edilizie di nuove costruzioni. All’opposto ho, fin da principio, avviato un duro e faticoso processo di dismissioni degli immobili inutilizzati e di recupero dei beni della nostra Chiesa, mettendoli al servizio di tutti. Pensiamo alla ristrutturazione del seminario, alla riqualificazione degli uffici di curia, ai lavori per la rinascita della biblioteca dei canonici, alla ristrutturazione del sagrato del Duomo e a molti altri lavori in agenda. Tutto si è sempre progettato e svolto con la massima attenzione al rispetto dell’ambiente e alla sostenibilità delle spese. Ricordo che la Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla è ad oggi l’unica Diocesi socia di Fratello Sole che ha tra i suoi scopi l’attuazione pratica degli insegnamenti della Laudato Si’ e sta portando avanti rilevanti interventi di riqualificazione energetica. La nostra Diocesi è socia fondatrice del Centro Etica Ambientale di Parma. Abbiamo dato il via in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Appennino ToscoEmiliano al recupero dell’Eremo di Bismantova». Tutte premesse alla precisazione e alle parole aspre riservate a chi ha firmato la lettera per bloccare la speculazione. —

E.L.T.

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