Quel giorno in cui i servizi segreti entrarono alla Gazzetta di Reggio
Fra le rivelazioni anche un episodio che riguarda la nostra redazione visitata nell’82 dall’avvocato Menicacci e un misterioso personaggio
il paragrafo
Pubblichiamo per gentile concessione dell’autore un estratto di “L’uomo nero e le stragi. Dall’eccidio di Bologna alla Trattativa con la mafia. Il mistero del neofascista Paolo Bellini” dal titolo “Cremisini, Menicacci, Vecchiotti, la visita alla Gazzetta di Reggio e la strana sparizione dalla caserma degli interrogatori”.
GIOVANNI VIGNALI
Rientrando in quel di Foligno, in effetti l’amicizia già segnalata dai poliziotti che indagano fra Da Silva-Bellini e l’avvocato Properzi è confermata, in un verbale della Procura della Repubblica di Reggio Emilia, proprio dall’avvocato Stefano Menicacci.
Parlamentare dell’Msi dal ’68 al ’79, ricostruisce davanti al magistrato Tarquini, in quel di Reggio, una dinamica degli eventi per lo meno singolare: in pratica Menicacci riceverebbe fra maggio e luglio 1977 una telefonata dal senatore Antonio Cremisini (originario di Rieti, nda), con potenti agganci in Brasile, che gli raccomanderebbe “questo giovane con capelli ricci, quasi sicuramente baffi, di colore olivastro, di statura leggermente superiore alla media, di corporatura snella e piuttosto robusta”. Da Silva, che secondo Menicacci parlerebbe un italiano stentato con inflessione portoghese-spagnola, gli viene affidato da Cremisini per introdurlo in quel di Foligno dove deve conseguire il brevetto da pilota.
Così accade. Dopo poche ore Menicacci e Bellini-Da Silva si ritrovano alla stazione Termini. Non si capisce come si riconoscano allo scalo, solitamente molto affollato, ma l’ex deputato spiega che “...è facile individuare una persona che attende un’altra persona”. Viaggiano verso Foligno e il gioco è fatto. Menicacci consiglia a Da Silva l’hotel Nunziatella, per trascorrere le prime notti in città, e gli presenta l’avvocato Properzi, con cui la primula nera stringe subito una forte amicizia.
Il resto dell’interrogatorio è tutto un “non conosco, non ricordo, non so”. Menicacci non conosce nessun Ugo Sisti e non l’ha mai sentito nominare, non sa chi sia Bellini Aldo, conosce solamente l’antiquario Giuseppe Fabbri e in effetti ammette “di essere rimasto piuttosto sorpreso nel leggere che i due, Fabbri e Da Silva, erano stati arrestati assieme... Ritenevo Fabbri una brava persona, ma non mi è mai risultato che il Fabbri e il giovane in questione si conoscessero”.
Sono le 16.30 del 25 febbraio 1982 e l’interrogatorio termina con l’avvocato Menicacci che abbozza: “Sì, in effetti arrivando a Reggio Emilia ho letto le locandine dei giornali e ho capito perché sono stato chiamato qui a deporre. Anzi, col mio autista Fabio sono andato alla redazione del quotidiano ‘Gazzetta di Reggio’ perché incuriosito e mi sono fatto fotocopiare alcuni numeri di tale quotidiano che esibisco”.
Fine? Non proprio. Alle 18.15 Menicacci viene nuovamente introdotto “al cospetto del sostituto procuratore Giancarlo Tarquini e del Marescialmaggiore De Iuliis Domenico”, e quella visita alla «Gazzetta di Reggio» prende una piega diversa.
Menicacci balbetta: in redazione “non c’era solo Fabio, ma anche tale Memo, di cui non ricordo il cognome, ex ufficiale dell’aeronautica”. Gli inquirenti allora fanno accomodare l’ex parlamentare dell’Msi, la cui memoria fa evidentemente cilecca, e interrogano l’autista Fabio Cristiani. Lui le cose sembra rammentarle bene: “Con noi a Reggio è venuta un’altra persona, Vecchiotti Memo, il quale si trovava con noi perché doveva presentare dei fogli a un avvocato... Siamo partiti da Brescia, tutti e tre dormimmo in casa di un cliente, certo Acclavio Franco, cugino (incomprensibile nel verbale, nda) Memo”.
Terzo tentativo con Menicacci. Ora la scansione dei fatti, dopo il preciso racconto dell’autista, è rischiarata. L’avvocato ammette: “Passammo la notte a Ghedi... nella casa del cugino del Vecchiotti, anch’egli mio cliente. Vecchiotti era casualmente con me nella redazione e allorché si (incomprensibile, nda) del sedicente Da Silva affermò che era un ex ufficiale dell’aeronautica, circo- stanza che io do essere vera avendo visto la sua documentazione... Escludo che il Vecchiotti conosca il Da Silva. Presenziò al mio colloquio col redattore della ‘Gazzetta di Reggio’ perché avevo la coscienza tranquilla e ho dimenticato del Vecchiotti Memo. Il Vecchiotti era venuto con me in questa caserma, do atto che su richiesta della Signoria Vostra ho provveduto a cercarlo, ma non l’ho trovato e non so dove sia andato: può darsi che stanco di aspettarmi si sia portato in stazione a prendere il treno per andare a Roma... Mi riservo di far pervenire la documentazione relativa al servizio svolto dal Vecchiotti come ufficiale dell’aero- nautica”.
Vecchiotti è sparito di colpo da Reggio Emilia, dunque. Ma chi è Memo Vecchiotti? In un articolo ripreso dalla sezione di Catania dell’Anpi, il cui estensore è Giuseppe Pipitone per conto de «L’Ora» la definizione che gli viene attribuita è tranchant: “Estremista nero che in quegli anni era un informatore dei servizi”. —
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