«Variante inglese a Reggio? Ce lo diranno i tamponi»
Intanto l’Ausl comunica la riconversione di 44 posti letto per pazienti no-Covid
REGGIO EMILIA. Sono parecchie le varianti che il Coronavirus ha sviluppato e potrebbe sviluppare nelle diverse parti del mondo. Quella inglese sembra essere la più diffusa, a causa della sua particolare contagiosità, come dimostrano anche i dati relativi alla regione Emilia Romagna. Anche a Reggio Emilia si sta cercando di capire se ci siano nuovi casi di questo tipo, «ma per saperne di più bisognerà attendere i risultati dei tamponi che sono già stati inviati all’apposito laboratorio incaricato».
Nel frattempo tutto ciò non sembra destare particolari preoccupazioni, come ha spiegato Cristina Marchesi, direttore generale dell’Ausl di Reggio Emilia: «Non abbiamo constatato una maggiore contagiosità, ma restiamo in allerta e pronti ad affrontare qualsiasi situazione. Il numero dei casi rimane sostanzialmente stabile e sempre sotto la media regionale. Aumentano però i contagiati con sintomi. Oltre il 50% delle persone positive, inoltre, ha contratto il virus in focolai già noti. Sostanzialmente la pandemia ha raggiunto una fase stabile, i nuovi positivi si aggirano sui 100-140 al giorno. Siamo in pari con le attività di tracciamento e parallelamente procediamo con la campagna vaccinale. La speranza rimane quella di poter vedere presto la luce». Per farlo, ha sottolineato: «Continuate a rispettare le regole: mascherina, distanziamento e lavate spesso le mani con le soluzioni alcoliche».
A fare il punto della situazione negli ospedali è, come ogni settimana, Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero: «Il dato relativo all’incidenza nella nostra provincia è passato dai 316 della prima settimana dell’anno a 162 ogni cinquemila abitanti, quindi inferiore alla media regionale. Gli accessi complessivi in pronto soccorso sono aumentati da 295 a 315, ma questa è una situazione che si verifica ogni anno in questo periodo. La media giornaliera dei pazienti positivi che si presentano in pronto soccorso è stabile a 24, e la percentuale di pazienti positivi sul totale degli accessi è sotto l’8%, leggermente sopra la scorsa settimana. La media dei ricoveri per pazienti Covid, invece, è passata da 13 a 8,7 al giorno, un drastico calo che trova conferma nella percentuale di ospedalizzazione di pazienti positivi sul totale, 6,8% contro il 10,5%. Come ci aspettavamo – ha concluso – anche il numero dei letto occupati da coloro che hanno contratto il virus si è ridotto: da una media giornaliera di 164 a 140».
Fa ben sperare anche la situazione nelle terapie intensive che a Reggio contano 18 pazienti, 15 per Covid e tre per altra patologia, mentre a Guastalla tutti e quattro i letti sono occupati da persone negative al virus. «La settimana scorsa avevo evidenziato che si poteva osservare un minimo di riduzione sull’impatto ospedaliero – ha affermato il dottor Mazzi – e alla luce dell’andamento degli ultimi giorni, come anticipato, lo posso confermare. Ci sono state, infatti, nuove riconversioni, anche per dare risposta a un numero crescente di pazienti che necessitano di ricovero per altri motivi. A Guastalla non sono più Covid le terapie intensive e semi-intensive (14 letti) di cardiologia ordinaria e l’unità coronarica (quattro letti). Abbiamo cioè riaperto una intera sezione di cardiologia che darà un sollievo importante. In medicina interna sono invece stati riconvertiti 16 posti letto. Nello stesso reparto ma al Santa Maria Nuova di Reggio sono invece stati riconvertiti 10 posti letto. Il dato complessivo dei posti letto destinati ai pazienti Covid sull’intero presidio ospedaliero è passato dai quasi 300 dell’ultima decade del mese di gennaio a 227».
Ovviamente, ha sottolineato Mazzi, «siamo pronti a rimodulare l’organizzazione in caso di nuova crescita dei contagi». —
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