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VENDITE GIUDIZIARIE 

L’Ivg di Reggio prova a vendere lo storico marchio della Caam

Ambra Prati
L’Ivg di Reggio prova a vendere lo storico marchio della Caam

C’è tempo fino al 15 marzo per presentare una manifestazione d’interesse Il curatore Giulio Terzi: «Contiamo di avviare l’iter fallimentare verso la chiusura»

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Il marchio ex Caam è stato posto in vendita dall’Ivg di Reggio Emilia, Istituto di vendite giudiziarie concessionario del ministero della Giustizia. Chi lo acquisterà – c’è tempo fino al 15 marzo per presentare una manifestazione d’interesse – potrà contare non solo sull’appeal dei fasti del passato di un nome commerciale legato allo sport, bensì soprattutto sulla possibilità di rimettersi sul mercato con una gamma di posizionamento molto ampia: poiché la licenza copre ben 26 classi merceologiche, chi acquisterà avrà un ventaglio quasi illimitato e potrà vendere di tutto tranne gli alimentari.

Si tratta dell’ultimo capitolo della lunga procedura fallimentare di uno dei più grandi dissesti aziendali degli ultimi tempi nella nostra provincia e quello in cui è stato più ampio il divario tra il passivo e l’attivo. A seguito di ben due indagini risalenti al 2015 della guardia di finanza di Reggio e di Modena, una su una gigantesca truffa sull’Iva e una sulle fatture false, la voragine lasciata dalla New Line Spa e da quelli che erano due conosciutissimi punti vendita cittadini (la ex Caam Sport di via Mazzacurati e la Computerline di via Kennedy), con un buco di 270 milioni di euro.

È iniziata così la titanica opera di alienazione guidata dall’avvocato Giulio Terzi, nominato curatore fallimentare dal giudice Virgilio Notari. Mentre lo stabile di via Mazzacurati è stato affittato dalla PreGel Spa (l’azienda di Gavasseto che produce preparati per il gelato artigianale), il curatore ha proseguito nell’indire aste: 800 biciclette, abbigliamento sportivo, scarpe, ferramenta, legname, arredi e mobili d’ufficio, attrezzature, fino ai giacconi, ultimo bando del dicembre scorso. Quasi cinque anni per ricavare dalle “cianfrusaglie”, come ha definito Terzi quanto rimasto nel magazzino, poco più di due milioni di euro, cifra che «basterà a malapena per le pre-deduzioni e per pagare i primissimi creditori privilegiati, tra i quali i dipendenti (una cinquantina, suddivisi in diverse società)».

Concluso l’iter, non rimane che il marchio. In realtà l’avviso esplorativo per richiesta di manifestazione di interesse del marchio Caam è già stato pubblicato prima di Natale, ma secondo l’avvocato Terzi «il tempo concesso è stato troppo breve (una decina di giorni) e il periodo natalizio ha fatto sì che l’opportunità passasse sotto tono».

Il curatore fallimentare ci ha riprovato, dunque, «questa volta con il termine a metà marzo; per allora contiamo di terminare l’alienazione dell’abbigliamento sportivo e avviare l’iter fallimentare verso la chiusura». Anche questa è un’impresa in salita: vista la congiuntura economica e l’epoca Covid, non sarà facile trovare persone disposte a investire in una nuova attività. «Crediamo che il marchio possa avere una forte attrattiva e una potenzialità di valorizzazione. Non solo perché per i reggiani Caam evoca una bella attività, sinonimo di specializzazione nelle biciclette di propria linea e di completezza di assortimento, ma soprattutto perché è un marchio che fu registrato in primo deposito nel 1981, rinnovato nel gennaio 2021 e che copre ben 26 classi merceologiche. Chi volesse aprire un’attività con un nome ben riconoscibile potrà contare su un paniere merceologico significativo».

Non è prevista un’offerta minima, ha precisato Terzi, poiché «questa è una valutazione preliminare e non vincolante dei soggetti interessati all’acquisto, per poi avviare una procedura di vendita mediante confronto competitivo. Ci orientiamo a formulare una cifra in un secondo tempo, per avere un valore adeguato nella prospettiva fallimentare. Si potrà comprare a buon prezzo». —

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